Content marketing 2016 in quattro parole chiave: PROMOTED, NATIVE, SOCIAL, SEO.

Il 2015 è stato senza dubbio l’anno in cui la maggior parte dei brand ha inserito all’interno della propria strategia di comunicazione la creazione dei contenuti: un’esigenza che nasce dalla volontà di emergere, comunicare in modo efficace e interessare il target attraverso esperienze sempre più coinvolgenti.

Il contenuto prima dei canali, un messaggio liquido che si adatta per arrivare al consumatore in funzione dei device, del canale utilizzato, delle abitudini, della quotidianità e che vive attraverso le interazioni e le relazioni.

Non serve essere un grande visionario per capire che nel 2016 creare contenuti non basterà più per raggiungere gli obiettivi e la strategia dovrà cambiare, adattandosi ad uno scenario sempre più competitivo ed incline ad un’attenzione del consumatore sempre più labile.

Quale sarà quindi il ruolo del content marketing nel 2016?

“Content is the new ad”

creative content creation content marketing
Ad oggi ci troviamo di fronte a due criticità importanti: il reach organico all’interno dei canali social è ridotto ai minimi termini e siamo ormai prossimi all’era dell’ad blocking, ovvero alla diffusione di massa dei programmi e delle app che permettono di celare le inserzioni presenti sui siti web, facendo visualizzare esclusivamente i contenuti a cui l’utente vuole realmente accedere.

Al di là delle considerazioni etiche – l’utente dovrebbe accettare di buon grado l’inserzione, se non troppo invasiva, visto che è l’unica remunerazione per l’autore del contenuto – il fenomeno dell’ad block fa parte di un comportamento generale, una tendenza sempre più diffusa tra gli utenti che sono diventati più smart da questo punto di vista e non cliccano sui banner, non si iscrivono alle newsletter, non danno il consenso per il trattamento dei dati e iniziano a scegliere versioni premium dei servizi senza pubblicità (es. Netflix, Spotify, Apple Music).

In questo contesto, chi vorrà nel 2016 pianificare in formati adv che nessun utente vuole realmente vedere?

Questa attitudine porterà gli investitori a considerare di investire maggiormente nel creare e pubblicare contenuti potenzialmente interessanti per le persone, per non interrompere l’esperienza, stimolare il passaparola e non perdere l’attenzione del target. Questi contenuti verranno promossi, con un budget media dedicato, attraverso i canali che le persone abitualmente utilizzano.

Una strategia di promoted content efficace offrirà al pubblico un’esperienza coinvolgente e memorabile, generando awareness, posizionando il brand, portando visite qualificate al sito e potenziali conversioni: il flusso verrà invertito rispetto all’online adv tradizionale, andando a lavorare su un gruppo di persone ridotto ma segmentato per reale interesse, così da amplificare il reach del messaggio attraverso interazioni e condivisioni.

Il budget media potrà sostenere anche i nuovi formati di native adv, che da qualche mese hanno iniziato anche in Italia ad essere diffusi su larga scala (RCS, Microsoft, Mashable, Mondadori)

Il paid media online tradizionale non scomparirà nel 2016, ma credo che il ruolo del promoted content e della native adv sarà centrale e si ritaglierà una fetta sempre più importante di budget.

 

“Content is the new creative”

creative content marketing
Molte aziende nel 2016 incrementeranno il loro budget dedicato al content marketing: questo significa che non sarà per niente facile emergere in un ecosistema dove ormai tutti sono creatori di contenuti vista l’accessibilità agli strumenti e la concorrenza non è più solo locale ma sempre più internazionale.

La chiave del successo, come spesso accade, è la creatività applicata alla content creation: il ruolo del content director avrà il non semplice ruolo di trovare un equilibrio tra le esigenze di business ed i gusti degli utenti, misurando ogni volta aspetti di intrattenimento, educational, informativi, inspirational e tenendo conto della propostion di ogni brand.

Con creatività non mi riferisco solo al concept del contenuto ma anche alla capacità di proporre al target un’esperienza che sia davvero coinvolgente per incrementare le vendite nel breve e nel lungo termine, entrando nel processo d’acquisto attraverso diversi punti d’accesso:

  • Ri-proporre informazioni nel formato e nel linguaggio più efficace
  • Intrattenere mantenendo il focus sul brand e sui suoi valori
  • Trovare nuovi modi per comunicare ed interagire con potenziali clienti
  • Premiare e fidelizzare chi ha effettuato l’acquisto ed è legato al brand
  • Identificare nuove strade per segmentare, targettizzare, personalizzare e potenziare la comunicazione

La creazione di contenuti quindi non può più prescindere dalla riflessione su come dovrà essere utilizzato dalle persone e dai brand: social media e promozione.

 

“Content is the new SEO”

seo content strategy creative 2016
Un altro aspetto essenziale riguarda il SEO.

È importante per l’azienda farsi trovare al momento giusto dagli utenti interessati con un messaggio rilevante: ad oggi per il 43% dei consumatori internet è la prima fonte di product awareness nella fase di ricerca pre-acquisto (fonte Google 2015).

Negli ultimi anni le tecniche SEO si sono evolute, adottando soluzioni come il link building che premiano direttamente la quantità di referenze (link) che possiede un website. Quindi per posizionare meglio un brand nei risultati della search organica, sono nate pagine e pagine web – da redazionali sul prodotto a semplici citazioni – contenenti link al website. Contenuti di bassa qualità, utili a fare numero e contribuire a scalare posizioni per arrivare al primo posto del ranking.

Con ogni nuovo aggiornamento di Penguin, Google sta continuando ad affinare il suo motore di ricerca così mettere in evidenza risultati più onesti: tra questi miglioramenti è stato previsto di premiare i contenuti di qualità, che hanno generato interesse ed interazioni negli utenti, così da poter fornire all’utente un servizio migliore, più veritiero, in linea con le scelte che hanno permesso in passato a Google di diventare il leader di mercato.

Social Native Promoted Content

social promoted content media digital

La sfida che attende il content marketing nel 2016 è quella di offrire sempre un’esperienza di valore right time, right people, right place.

Con l’analisi dei dati in real time, i brand potranno andare incontro sempre di più alle abitudini del target, entrando nelle conversazioni e interagendo con loro nei momenti più cruciali del processo decisionale d’acquisto.

Sarà sempre più importante promuovere con criterio e diversificare la profondità del contenuto a seconda del canale e del momento di fruizione: lo stesso contenuto – una storia – può vivere su Instagram come una foto, su Facebook come Gif, su Youtube come video e sul blog come articolo testuale. L’importante è che tutti i canali lavorino in sinergia e che l’utente faccia parte di un percorso definito, che porta a raggiungere l’obiettivo prefissato.

Le barriere all’entrata sono sempre più basse e creare contenuti non è più così costoso: non basta far vedere un prodotto (immagine) per venderlo, bisogna raccontarlo (content strategy), farlo vivere, provare, toccare virtualmente (VR, 360-degree video) e confrontarlo attraverso il feedback delle persone.

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#DigitalFriday: come l’online sta cambiando il mondo dell’healthcare [Case history]

In questi giorni ho raccolto alcune case hisory digital secondo me interessanti nel settore pharma che volevo segnalarvi, così da chiudere la settimana con uno sguardo sugli ultimi trend e su come si evolve il mercato healthcare internazionale.

#ScopriLaPsoriasi – Leo Pharma
Per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla psoriasi, LEO Pharma ha lanciato sui principali social network la campagna #ScopriLaPsoriasi. La campagna aiuterà le persone che convivono con la psoriasi a sentirsi ascoltate, apprezzate e comprese


Nei: la diagnosi attraverso smartphone

A ottobre è stato lanciato HUD, un nuovo strumento diagnostico nella lotta contro il cancro della pelle, adattabile a qualsiasi fotocamera smartphone, che consente di scattare foto ad alta definizione dei nei. Il device si collega all’app First Derm che permetterà di inviare al dermatologo l’immagine per riscontrarne eventuali problemi.

Francia: dialogo medico-pazienti tramite web
ll centro ospedaliero dell’Ile-de-France ha lanciato MediPicto AP-HP, un portale web gratuito progettato per favorire il dialogo e il supporto dei pazienti che hanno difficoltà di espressione e comprensione (es. lingua, handicap). Nel sito sono presenti alcuni pittogrammi che facilitano l’intervista del paziente e sono in grado di spiegare meglio un trattamento, una diagnosi, un dosaggio più preciso. L’applicazione fornisce anche strumenti aggiuntivi per perfezionare le domande e le risposte: scala del dolore, le parti del corpo dove si sente dolore, il tipo di dolore etc.
Link: http://medipicto.aphp.fr

Dialogo paziente medico web

WELLTHY: il caregiver in rete
Wellthy è un nuovo portale nato in USA con lo scopo di aiutare le persone che necessitano di assistenza sanitaria nella ricerca di un caregiver. Il personale Wellthy studia le richieste e virtualmente si prende cura del paziente attraverso servizi personalizzati. Attualmente Wellthy è utilizzato principalmente da persone con problemi legati all’invecchiamento, come la demenza e l’Alzheimer, il diabete, le malattie cardiache, le lesioni spinali e il cancro..
Link: https://wellthy.com/

Wellthy

Dottori a richiesta
Doctor on Demand è un servizio online a disposizione di chi necessita di un consulto medico, ma non può muoversi dalla propria abitazione. Attraverso la web app, lanciata ad  oggi solo negli states, è possibile contattare un database di medici certificati e pianificare una visita attraverso una videochiamata. Per ogni medico è possibile visualizzare rating e feedback della community, aumentandone o diminuendone l’autorevolezza.
Link: http://www.doctorondemand.com/

Prevenzione social: #AuNomDesSeins
Ultima, vi segnalo una campagna di sensibilizzazione per lo screening del cancro al seno lanciata in Francia da Carte Noire: per tutto il mese, la campagna #AuNomDesSeins è stata promossa attraverso un contenuto video davvero divertente sui principali social network, Twitter e Instagram, coinvolgendo blogger, attrici, modelle, cantanti francesi .

Quale tra questa iniziative vi è piaciuta maggiormente? Parliamone su Twitter 😉
Buon we!

Creatività Vs malattie mentali: Toby Allen ed i suoi piccoli mostri ci raccontano il malessere

La creatività non è solo un’arma vincente per trovare nuove soluzioni, ma può aiutare a raccontare in modo diverso la causa di un malessere psicofisico.

Un illustratore inglese sta creando una serie molto interessante di disegni con lo scopo di generare awareness sulle malattie mentali, rappresentando e personificando alcuni tra i disordini più diffusi in veri e propri mostri.

L’artista in questione è Toby Allen e la sua opera si chiama Real Monster: una collezione di 24 illustrazioni che spaziano dalla depressione all’ansia, dalla schizofrenia allo stress post traumatico.

I mostri sono accompagnati da una breve descrizione, che ne racconta particolarità e connotazioni caratteriali, in linea con i sintomi dei disturbi mentali reali che rappresentano.

Un’iconografia che ricorda il mondo fantasy, a metà strada tra i giochi di ruolo ed i fumetti, inventata dall’autore per darsi supporto e confrontarsi quotidianamente con l’ansia.

I contenuti sono raccolti in un Tumblr, li potete scoprire qui.

Disegnando le proprie paure e preoccupazioni come piccoli mostri, Toby Allen racconta di aver imparato a convivere con il malessere, alleviando le sensazioni negative che gli impedivano di vivere con serenità.

Dopo aver pubblicato la sua prima creazione su Facebook, il feedback positivo degli utenti lo ha convinto a continuare e a confrontarsi con le altre patologie, dialogando e scambiandosi informazioni con i propri followers.

Dopo aver raccolto le loro esperienze ed averle rielaborate, Toby Allen è riuscito ad arricchire  la sua collezione con vari disturbi, così da contribuire – grazie ai suoi contenuti – a dare visibilità online a delle patologie molto spesso sottovalutate.

Nuovi studi su Researchkit di Apple: la salute è sempre più mobile.

Sei mesi fa all’evento Spring Forward 2015 l’attenzione mediatica si è concentrata sul nuovo MacBook Air ed in pochi hanno evidenziato l’importanza di ResearchKit, il nuovo sistema opensource per la ricerca medica che nel lungo termine può rappresentare una vera e propria rivoluzione in ambito healthcare.

researchkit_apple_farma_appResearchKit è un sistema che trasforma l’iPhone in uno strumento utile per i ricercatori, supportandoli per raccogliere i dati dei partecipanti agli studi clinici con maggiore frequenza e precisione, grazie a specifiche app per iPhone.

In questo modo si facilitano tutte le fasi dello studio, dalla ricerca e selezione dei partecipanti all’adesione terapeutica, passando per la frequenza e la qualità della raccolta dei dati, ottimizzando i tempi e contribuendo così alla ricerca medica.

I ricercatori possono lavorare direttamente con il framework opensource, progettando dal principio le app che useranno per gli studi clinici, inviando ai propri pazienti informazioniquestionari e raccogliendo dati sensibili direttamente dallo smartphone o da device medicali ad esso collegati.

“Numbers are everything. The more people who contribute their data, the bigger the numbers, the truer the representation of a population, and the more powerful the results.” Dr. Eduardo Sanchez,  American Heart Association

Con il consenso dei partecipanti, difatti, i ricercatori che sviluppano studi clinici con ResearchKit possono accedere anche ai dati dell’app Salute, come il peso, la pressione sanguigna, i livelli di glucosio e altri parametri misurati da dispositivi e app di altri produttori, per acquisire dati in tempo reale direttamente dall’iPhone.

I risultati finora raggiunti sono molto incoraggianti: la stessa azienda di Cupertino ha reso noto in una nota stampa che nei primi mesi hanno aderito 50 ricercatori e ben 100.000 pazienti.

Per questo motivo Apple ha deciso di mettere a disposizione la piattaforma per nuovi studi clinici dedicati ad autismo, melanoma ed epilessia: 

  • Autismo: utilizzando la fotocamera frontale l’app riconoscerà le reazioni del paziente ad alcuni video riprodotti, per rilevare eventuali segnali legati a disturbi dello sviluppo in una fascia d’età molto giovane.
  • Epilessia: Lo studio valuterà se i sensori indossabili integrati nell’Apple Watch possono essere utilizzati per rilevare l’inizio e la durata delle crisi epilettiche.
  • Melanoma: sempre utilizzando la fotocamera frontale, sarà possibile approfondire le conoscenze sullo sviluppo dei nei e sui rischi di melanoma fotografando e misurando nel tempo i propri nei.

L’utilizzo di questi strumenti non rappresenta una rivoluzione, ma segna un altro importante segnale su qual’è la strada che il settore sta percorrendo, ridefinendo il rapporto tra medico e paziente puntando su una maggiore partecipazione, condivisione e consapevolezza.

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Amazon lancia il food delivery e niente sarà più come prima

“Pronte bisseria grandi biramidi d’egitt..”

Il food delivery è oggettivamente un settore ancora da esplorare per bene.
Hoboken-Food-DeliverySi passa velocemente dal pizzaro sotto casa che grazie al motorino serve tutta la zona a servizi online molto più strutturati.

Questi servizi pro si rivolgono ad un core target ben definito, i giovani non più giovanissimi digitali meglio conosciuti come young adult open minded, che hanno scoperto questo mondo per necessità – pausa pranzo, meeting di lavoro, turni serali  –   per poi progressivamente utilizzarlo in situazioni quotidiane, per mancanza di tempo, organizzando cene con gli amici o semplicemente regalandosi un momento di relax con i piatti del proprio ristorante preferito.

Per intenderci, sono gli early adopter di servizi come Spotify, Uber e Amazon, quelli che riescono ad influenzare le proprie nicchie e stimolare il passaparola, di qualità e fiducia.

Oltre ai tre giganti JustEat, Foodpanda e Delivery Hero, nel nostro bel paese – patria della pizza, del buon cibo e delle startup –  negli ultimi anni sono nati molteplici servizi di online food delivery, che mettono in contatto tramite applicazioni mobile e portali web domanda ed offerta, confermandosi uno degli ambiti più dinamici nell’ambito dell’e-commerce.
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Tra i più quotati – a seconda di dove vi trovate – possiamo citare Cliccaemangia.it, Tramezzino.it, Bacchetteforchette , My food e Sushishop.

La prima a scendere in campo nel 2001 è stata proprio JustEat, che dalla Danimarca è riuscita a espandersi praticamente in tutto il mondo: ha una brand awareness molto sviluppata, pensate per esempio agli adesivi sui ristoranti e sui motorini delle consegne, ma anche alla ottima strategia social e digital in generale.

A differenza di altri servizi, Just eat è un vero e proprio aggregatore di locali che consegnano a domicilio in modo autonomo,  un market place che collega le piccole imprese di ristorazione ai consumatori finali.

Una crescita che nasce anche dalle acquisizioni, come quella della sopracitata Cliccaemangia.it a Milano e DeliveRex a Roma, due startup nate rispettivamente nel 2009 e nel 2012 che vantano un numero interessante di utenti registrati. Briatore qualche tempo fa disse che i giovani dovevano pensare meno alle startup e più alle pizzerie: diciamo che in questo caso i due mondi si sono uniti, con grande successo.

Non va sempre così bene, per due startup che ce la fanno altre mille sono ad alto rischio #Adios: la concorrenza sempre più agguerrita si scontra con il poco margine – la commissione si aggira attorno al 12% per ogni ordine –  e con la prevedibile guerra di prezzo che si scatena tra i vari attori in campo per lo stesso business.

Oltretutto analizzando i Google trend, in Italia non si registra una grande crescita delle persone che ricercano questi servizi; dovranno essere brave le aziende quindi a catalizzare gli utenti interessati, conquistando quote ed allargando – quanto possibile – il mercato in generale.

Trend ricerche food delivery in Italia (Set 2015)

Trend ricerche food delivery in Italia (Set 2015)

All’interno di questo scenario in evoluzione, ecco che arriva il top player: Amazon ha recentemente annunciato che è al lavoro con una selezione di ristoranti per mettere a disposizione degli utenti la funzione one-hour delivery attivabile con il servizio Prime Now.

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La novità sarà all’inizio circoscritta all’area di Seattle, ma è previsto in breve tempo l’espansione alle aree che sono già operative con Prime Now.

Il servizio permetterà agli utenti di visualizzare i menu dei ristoranti aderenti, inoltrando gli ordini direttamente attraverso l’applicazione. Come avviene per il tracciamento delle spedizioni, sarà possibile verificare lo stato della preparazione del piatto così da capire quanto manca alla consegna ed apparecchiare la tavola.

Come se non bastasse, sul ring a breve entreranno anche Google, che con ottimo tempismo ha annunciato di espandere negli USA il proprio servzio Express ai cibi freschi, ed Uber, che con UberEats sta trasformando al bisogno i propri conducenti in pizza-boy, facendoli correre per le città americane e di mezza Europa per sfamare i propri clienti.
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Amazon sembra avvantaggiata rispetto a tutti: la logistica, la sicurezza ed il consolidato sistema di feedback e reputazione, gli ha permesso di diventare ormai un vero punto di riferimento per le persone intenzionate a concludere acquisti o anche solo a valutarne l’opportunità.

Non sarà oggi e nemmeno domani, ma con Google, Uber ed Amazon in campo il food delivery non sarà più lo stesso. E a noi, non resta che l’imbarazzo della scelta 😉

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Le migliori campagne pubblicitarie viste a Cannes 2015

Cala il sipario ai Cannes Lions 2015 e l’Italia creativa rimane delusa: solo dieci i premi vinti quest’anno e nessun oro, con un medagliere dominato da Usa, UK e Brasile.

Bilancio negativo – considerato che nel 2013 i Leoni erano stati 19 –  e tante conversazioni sui social media tra il drammatico e lo sconsolato.

In realtà credo che oggi la concorrenza internazionale sia molto più agguerrita e le produzione di qualità decisamente più diffuse: siamo in un epoca in cui spesso l’accessibilità vince sulla conoscenza, e le connessioni permetto di lavorare con i migliori professionisti basati nelle aree più remote del mondo, condividendo senza limiti geografici ed in tempo reale case hsitory e know how specializzato.

Oggi è molto più difficile inventare qualcosa di nuovo, perché si sono moltiplicati i contenuti fruiti dagli utenti e – di conseguenza – creati dai brand in cerca di visibilità.

I brand non competono più solo con altri brand, ma anche con le persone stesse che vogliono raggiungere.

Per questo la creatività è diventata ancora più importante ed ormai è una delle chiavi principali per fare emergere un contento nell’universo di messaggi ed interazioni che si susseguono quotidianamente.

In questo scenario, voglio dare il mio piccolo contributo segnalando quali sono state per me le migliori campagne pubblicitarie viste a Cannes 2015, scegliendo tra quelle in shortlist.

Perché la creatività può essere coltivata, tutti i giorni, facendosi influenzare e contaminare dal lavoro creativo che ci circonda.

Citando Thomas Stearns Eliot:

 I poeti immaturi imitano; i poeti maturi rubano.

Basta con le chiacchiere ed andiamo al dunque del post, ecco la mia personalissima lista delle migliori campagne in shortlist a Cannes, con relativa categoria ed agenzia creativa:

Best Branded content
OK Go and Honda UNI-CUB

“I Won’t Let You Down”
Mori Inc., Tokyo

Best Execution
Guinness

Made Of Black
AMV BBDO, London

Best CSR involvement
Samsung
“Look at me”
Cheil Worldwide

Best Sponsorship 
Renault

Dacia Sponsor Day “The Split” 
Publicis

Best Sports 
Gatorade

“Made In New York”
TBWA\Chiat\Day, Los Angeles

Best Digital acivation
BNL – BNP Paribas
“Hello play”
We are social 

Best Celebrity outreach
Under Armour

“I Will What I Want: Gisele Bündchen”
Droga5, New York

Best Storytelling
John Lewis
“Monty The Penguin”
Adam&EveDDB, London

Best POD
Samsung
“Safety Truck”
Cheil Worldwide
https://youtu.be/6GNGfse9ZK8

Best Video Content
Leica

“100”
F/Nazca Saatchi & Saatchi San Paolo

Best Creativity for web advertising
Geico

“Unskippable: Family/Elevator/High Five”
The Martin Agency, Richmond, Va.

Best Brand Values & Positioning 
Volvo
Life Paint
Grey London

Best Integrated Campaign 
Always/Procter & Gamble

“#LikeAGirl”
Leo Burnett, Toronto, Chicago and London

Best Campaign 2015
Burger King
The Proud Burger
WPP

Quale campagna selezionata a Cannes vi ha colpito maggiormente? Parliamone su Twitter @ricaputo

Siamo tutti fattorini – Amazon e le consegne in stile UBER

“Amazon’s Next Delivery Drone: You”

Per il Wall Street Journal non ci sono dubbi: Amazon si prepara a lanciare entro l’anno On my way , un’applicazione mobile attraverso la quale reclutare e pagare per le consegne persone comuni anziché società specializzate.

Amazon on my way

Il funzionamento è abbastanza intuibile, visto il naming che gli è stato associato: le consegne dei pacchi potranno essere effettuate da comuni cittadini che grazie all’applicazione potranno intercettare quelli destinati a indirizzi che incroceranno lungo la loro strada.

Capiamo meglio come funziona:

  • Riccardo deve andare a fare l’aperitivo all’isola dopo una intensa giornata di lavoro, imposta il suo viaggio sull’applicazione e questa a sua volta calcola la presenza di clienti Amazon cui consegnare pacchi lungo il tragitto.
  • In questo modo Riccardo potrà effettuare le consegne con la sua vespa per conto dell’azienda al posto di un normale UPS e ricavare qualche euro da investire in Spritz. Il tutto facendo il percorso che farebbe comunque.

Il servizio darebbe al colosso di Seattle un controllo più diretto delle consegne oltre a tagliare i costi del servizio, che – sempre per il WSJ – nel 2014 sono cresciuti del 31%.

Chi deciderà di iscriversi come fattorino a On my way avrà un profilo personale con informazioni dettagliate ed il feedback degli utenti, così da poter verificare – come su AirBNB o TripAdvisor – la reputazione, la velocità di consegna, la cortesia e quant’altro.

Gl utenti di Amazon On My Way sarebbero registrati e certificati con scrupolosità per evitare che qualcuno ritiri i pacchi per le consegne e poi non si faccia più vivo, zanzando la merce, ma le modalità di registrazione e di sicurezza studiate per l’applicazione non sono ancora note.

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Da ormai qualche mese il settore della consegna a domicilio sta vivendo momenti di autentica innovazione, specie nel settore della ristorazione, grazie alle nuove tecnologie ed all’avvento dei droni.

Uber stessa sta seguendo questa strada, con UberEats, e ora vorrebbe espandere il suo network coinvolgendo i grandi brand dell’abbigliamento come Louis Vuitton e Tiffany.

Cosa ci aspetta il futuro? Una nuova lotta di classe – dopo quella UBER Vs Taxi – con protagonisti  DHL, UPS, Bartolini schierati contro e l’ormai leader del commercio digitale mondiale? Parliamone su Twitter 😉