Nadia, Ask.fm e l’anonimato sui social

Domani è San Valentino, un momento che può essere difficile se sei stato innamorato, se lo sei e non sei contraccambiato e se non lo sei affatto. Sono momenti particolari, in cui tra le ultime notizie troviamo da una parte Papa Francesco che festeggerà in Piazza San Pietro, non con la sua fidanzata ma  con 25.000 coppie pronte a celebrare il proprio amore pubblicamente, e dall’altra la triste storia di Nadia, una ragazzina di 14 anni vittima di un amore impossibile e di un sistema che ormai è completamente sfuggito di mano.

Lei veniva da Cittadella, una piccola città in provincia di Padova celebre anche per la sua discreta squadra di calcio, era giovanissima e si è gettata dal 10 piano di un hotel abbandonato per la rabbia e la disperazione legate ad una storia d’amore finita male.

Fino a qui una storia molto amara ma, ahimè, non nuova. Peccato che ci sia il risvolto contemporaneo, legato ad un mondo sempre più complesso, alla distanza abissale tra le generazioni, a tutto quello che ormai ci circonda, che contribuiamo a creare, di cui ancora non è chiaro chi siano i complici.

Un aspetto paradossale, in un’epoca caratterizzata dalle connessioni, dai social media, dall’instant messaging, dalle mille app per trovare amici, contatti, persone. Tutto questo non basta, anzi, sono stati aperti nuovi buchi e nuove insicurezze con cui tutti noi, in un modo o nell’altro, dovremo fare i conti.

Cos’è Ask.fm? Come lo possiamo spiegare ad un genitore di 50 anni? Ask.fm, nato in Lettonia, è considerato un social network ridotto all’osso, in cui gli utenti interagiscono facendosi delle domande e dando a loro volta delle risposte. Per questo aspetto ricorda Yahoo Answers, differenziandosi perché le domande su Ask non trattano ogni argomento, ma sono relative alla persona che ha aperto il profilo.

I numeri parlano da soli: 60 milioni di iscritti, di cui 16 in Italia. Un mondo molto teen, con un’età media di 14 anni che, considerando che età minima per l’iscrizione è 13, probabilmente è approssimata per eccesso.

A cosa serve? A niente. Non presenta nessuna funzione particolare o esclusiva rispetto alle altre piattaforme. Lo scopo di ogni utente è di rispondere a più domande possibili, per “tener testa” alla community e guadagnare punti per la reputazione. È un’enorme arena, in cui è premiato colui che riesce a rispondere a tutti (e a tutto quello che viene detto). L’utente sale su un palco e tutta la platea lo interroga, mettendolo alla prova in modo cordiale, simpatico, ironico e perché no.. aggressivo.

Come mai funziona così tanto tra i pre-teen? Perché in realtà ha una caratteristica che gli altri social non hanno: l’anonimato. Spesso queste interrogazioni si trasformano in vere e proprie lapidazioni, e grazie all’identità coperta gli utenti iniziano a vessare con domande, affermazioni, insulti: per mettere alla prova l’utente le domande degenerano in poco tempo da un “Qual è il tuo film preferito?” a  “Hai disturbi alimentari?/Sei anoressica?” fino ad arrivare a tutto il filone erotico e sessuale, dal “Sei vergine?” in poi.

Tutto questo sistema, che già di per se è discutibile, si è abbattuto su Nadia, non solo non aiutandola ma estremizzando e compromettendo definitivamente una situazione già precaria. A lei non sono state rivolte domande, sono state lanciate anche solo delle affermazioni, dei commenti, degli inviti, che l’hanno portata a togliersi la vita.

Nadia era stata lasciata dal ragazzo, su Ask.fm ha chiesto un parere ai suoi amici (o quelli che considerava tali), domandando “Secondo voi mi innamorerò ancora?”. Le risposte non si sono fatte attendere, tra un “Ma che vuoi innamorarti, ammazzati”, un “Troia beviti l’ammoniaca” passando per un “Non darci fastidio, cesso”.I dialoghi sono presto degenerati con una volgarità e una cattiveria che solo l’anonimato può garantire.

Una ragazza di 14 anni quali strumenti ha per difendersi? Come può distinguere un gioco, una battuta, uno scherzo di pessimo gusto, con quello che pensa la “gente”, con il giudizio delle persone, del branco, di chi vorresti ti accettasse per quello che sei.

Come fa Nadia a capire cosa conta davvero? Magari gli utenti di Ask.fm dicono la verità e sono gli unici che hanno il coraggio di farlo. Probabilmente hanno ragione a dire che è grassa e che soffrirà per sempre, che la guarderanno sempre male e che non c’è speranza. La linea tra sicurezza ed insicurezza in un adolescente è sottilissima. È fragile. È pericolosa.

Spesse volte queste situazioni provocano disturbi alimentari, depressione, ansia. In questo caso il dissesto emotivo è culminato nel suicidio di una ragazza nata nel 2000.

Ora, secondo voi, cosa sarebbe accaduto se questa stessa cosa fosse successa in TV o sulla carta stampata?

Se Ask.fm non fosse presente solo online ma venisse trasmesso dai media tradizionali gli sarebbe permesso di pubblicare quelle frasi? Se non ci si nascondesse dietro alla scritta “Utente Anonimo”, quanti 14enni utilizzerebbero con frequenza Ask.fm?

La domanda più importante che vi faccio è la seguente: perché nel nostro mondo digitale è ancora così difficile eliminare l’anonimato?

Non bisogna costruire degli strumenti che tolgono ogni tipo di responsabilità morale agli utenti che li usano, si deve andare avanti, puntando sull’identificazione della persona che online pubblica dei contenuti. Questo non vuol dire “chiudere tutto”, ma far evolvere il sistema, come abbiamo visto per la diffusione dei tanti social che hanno costruito il proprio successo sulla lotta ai fake.

Probabilmente per chi costruisce queste piattaforme l’anonimato è la scorciatoia giusta, la scelta facile, il modo più veloce per affermarsi.

Ma vale la pena provarci, vale la pena iniziare.

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