Facebook: vita dura per il reach organico

Facebook sta diventando sempre più rigido con le pagine e con i brand che le gestiscono, lavorando al suo algoritmo Edgerank per limitare sempre di più la visibilità naturale dei loro contenuti.

Una strategia molto chiara, che ha come scopo quello di monetizzare il più possibile spingendo le aziende ad investire in Facebook Adv per permettere agli utenti – fan e non fan – di fruire dei contenuti da loro condivisi.

Questa vision coinvolge i branded content, ma non solo. Facebook vuole migliorare l’esperienza dell’utente che spesso vede il proprio news feed popolato da contenuti decisamente spammy, volti esclusivamente a guadagnare like e condivisioni con call to action molto chiare e borderline dal punto di vista delle policy.

Facebook reach organico

Parliamo dei contenuti like-bait,  quelli che ricreano dinamiche come il “1 mi piace = 1 preghiera”, il grillino “Condividi se sei d’accordo” o chiedono alla community “quanti MI PIACE per questo gattino?” e via dicendo.

Bene, Facebook estende la sua lotta al reach organico dichiarando guerra a questi contenuti, prendendo una posizione molto chiara e dichiarando che verranno limitati i post che rispecchiano queste caratteristiche:

  • Chiedono in modo esplicito un’interazione: like, share, commenti e tag
  • Promuovono l’acquisto di un prodotto o un’applicazione
  • Spingono le persone a partecipare a promozioni e concorsi senza un contesto reale
  • Conservano le stesse creatività dei post sponsorizzati

Facebook reach organicoLa motivazione ufficiale è che la Facebook vuole dare più spazio ai contenuti che le persone vogliono davvero vedere, ovvero i post dei loro amici. Nulla di nuovo insomma, ma non dimentichiamo che molte persone vogliono seguire i brand, soprattutto se condividono qualcosa di rilevante ed interessante per loro, e lo scelgono spontaneamente.

L’intrattenimento e l’informazione sono due tematiche sempre più centrali sui social media e, come vediamo per Twitter ad esempio, tanti siti di informazione e brand – che lavorano bene in quanto strategia di contenuto – sono seguiti, apprezzati e premiati da interazioni organiche.

Le limitazioni di Facebook ci porteranno a lavorare sempre di più sulla cura e sulla rilevanza del contenuto, consapevoli che – senza una spinta con un investimento adv – dovranno essere realizzati davvero ai massimi livelli per raggiungere KPIs importanti a livello engagement.

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