Perché i teenager sono sempre più annoiati da Facebook?

I teenager sono sempre più annoiati da Facebook e dai suoi meccanismi di engagement. Un trend evidenziato dal sempre puntuale Global Web Index, che ci aiuta a comprendere bene una sensazione che già avevamo e che dovrebbe far suonare un campanello d’allarme a tutti gli addetti ai lavori.

La over-exposition ai canali di comunicazione e l’ormai infinita disponibilità di intrattenimento digitale stanno portando a rendere sempre di più distratte le persone, in specie i più giovani. Questo trend non può non partire dal social media per eccellenza, il primo sia dal punto di vista temporale che dal numero di utenti unici: Facebook.

Diventa quindi una vera e propria sfida catturare l’attenzione del pubblico più giovane, una lotta tra brand, influencer ed utenti  giocata sui contenuti reattivi, sulla rilevanza del messaggio, sul linguaggio e sull’esperienza proposta. 

L’ultima ricerca di Global Web Index evidenzia che il numero di teenager iscritti a Facebook non è diminuito, ma sono calate le visite uniche. Partendo da questo dato, sono stati interpellati gli utenti con una survey per analizzarne le cause.

– 45% degli utenti online teenager sono meno interessati a Facebook rispetto al passato
– 37% degli utenti online teenager considerano noioso accedere a Facebook
– 18% degli utenti online teenager considerano Facebook meno cool rispetto al passato

GWIBoredTeensChart

Lo scenario è cambiato e probabilmente questi spunti sono una evoluzione naturale del mercato: Facebook non è più l’unico social media a disposizione delle persone e – paradossalmente – non è più un luogo teen-oriented. Facebook ha allargato la sua user base conquistando il pubblico più tradizionale, puntando sugli over 30, over 40 e 50+: la presenza degli adulti fa perdere appeal all’audience più giovane, che non lo vede più come un luogo di svago senza controllo ma sempre di più come una riproposizione digitale della realtà, con persone, aziende, ruoli, reputazione e regole da rispettare.

Ho letto diversi articoli in questi giorni – decisamente tardivi rispetto allo scenario internazionale – sulla centralità del mobile marketing nelle strategie dei prossimi anni.

Tutto condivisibile, ma il punto a mio parere non è quello di rispondere a questa evoluzione creando un’app brandizzata o lanciando un sito responsive (es. qui):  la crescita esponenziale della fruizione mobile non ci sta dando solo l’opportunità di creare nuovi canali con cui comunicare in modo tradizionale, ma ci fornisce nuovi momenti in cui possiamo interagire con le persone ed entrare nelle conversazioni.

Non pensiamo al mobile come canale, studiamo il comportamento delle persone e capiamo come il mobile può diventare lo strumento per catturare l’attenzione del pubblico e farlo interagire con noi.

Certo, possiamo sempre sentirci dei pionieri parlando nel 2014 di sms marketing, user-generated content, digital reputation e via dicendo, ma la vera svolta sarà andare oltre a tutto questo:  dobbiamo capire che non sono (solo) cambiati i canali, non dobbiamo (solo) aggiornare il modo in cui viene promosso il prodotto.. dobbiamo aiutare le aziende a cambiare radicalmente la loro comunicazione.  

Con i teenager nei prossimi anni non dobbiamo pensare ad abbassare le barriere all’entrata, dobbiamo distruggerle concentrandoci sulle abitudini, sulla quotidianità e sul non interrompere l’esperienza. Solo in questo modo possiamo adottare una strategia che non sia efficace solo per il 2014, ma per i prossimi tre lunghi anni.

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