Learning from failure: la cultura del crescere mettendosi in gioco (e sbagliando)

Una delle differenze più marcate in ambito lavorativo tra la mentalità USA e quella europea è quella legata al concetto del Learning from failure, una disciplina o – detto in modo più nobile – una filosofia basata sul migliorare imparando dai propri errori e fallimenti. L’insuccesso personale diventa così un’esperienza personale costruttiva, come analizzare i fallimenti altrui, che permette di trarne dei benefici per il futuro ed imparare a prendere delle decisioni più efficaci per le sfide future.

There is no failure. Only feedback. [Robert Allen]

I principi fondanti del Learning from failure potrebbero essere riassunti in questi punti:

  • Fallire non è un male assoluto, è un’opportunità per crescere dal punti di vista personale ed imparare.
  • Non si inizia ad imparare finché non si è protagonisti di un fallimento
  • Non si inizia ad imparare finché non si studiano i fallimenti precedenti.
  • Il fallimento mette in luce criticità inaspettate, che possono essere previste per il futuro
  • Ogni innovazione di successo, per essere tale, nasce da diversi fallimenti trasformati in opportunità

Ci sono diverse storie di successo costruite sul fallimento, che hanno scritto l’evoluzione tecnologica e commerciale degli ultimi anni. Thomas Edison si cimentò in migliaia di tentativi per migliorare la lampadina, Henry Ford fece bancarotta con la sua prima azienda automotive, la Detroit Automobile Company, e JD Rockefeller – il primo dollar billionaire della storia – visse una gravissima crisi finanziaria nel passaggio dall’illuminazione al Kerosene alla moderna energia elettrica.

Failure is only the opportunity to begin again more intelligently. [Henry Ford]

L’esperienza personale, di vita vissuta, è riconosciuta come uno dei modi più efficaci per imparare e, tutto sommato, non è diverso per le aziende ed i brand. La capacità di cambiare ed adattarsi in un mercato in costante evoluzione è una delle caratteristiche che possono fare la differenza per arrivare al successo.

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Pensiamo ad esempio al mondo della comunicazione: lo scenario è mutevole, come mai lo è stato nel passato. Cambia il comportamento delle persone, le loro abitudini, si rinnovano i canali e le relazioni che possono essere costruite tra i brand ed i loro clienti: inoltre la competizione è sempre più globale e agguerrita, spesso sperimentare ed essere il first mover è l’unico modo strategico per guadagnare il maggiore vantaggio.

Per raggiungere questo obiettivo, è necessario strutturarsi, costruendo una cultura aziendale in cui le persone non sono penalizzate o criticate per i loro errori, ma sono stimolati attivamente ad imparare e ricavarne egli insights utili per tutti.

Alcune aziende lo hanno già fatto, consapevoli che  solo attraverso il fallimento è possibile arrivare al successo: 3M chiede ai propri product manager di allocare il 15% del loro tempo in azienda a sperimentare nuove idee, materiali innovativi e soluzioni alternative per migliorare la propria offerta commerciale. Periodicamente vengono premiate internamente le idee più creative che, in alcuni casi, diventano dei veri e propri prodotti in vendita al pubblico, come nel caso del Post-it.

Un esempio più attuale è quello di Google che – tra i tanti successi come GMail, Android, Maps – ha finanziato negli ultimi anni diversi progetti fallimentari, che hanno però permesso all’azienda di sperimentare feature nuove, user exeprience diverse e modelli di business non convenzionali che oltre a mantenere vivo il mercato hanno costantemente trainato tutto il settore sempre di più verso l’eccellenza.

Ricordiamo il caso emblematico dei Google glass, ma anche Google +, Buzz, iGoogle, Reader, Picnick e Wave.

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Riconoscere gli errori, evidenziare le aree di miglioramento e ricercare nuove opportunità è anche un forte asset per la leadership di un’azienda: in questo modo è possibile comunicare alle persone che ci lavorano un messaggio costruttivo, che trasformi il sentiment negativo coinvolgendoli in modo attivo.

Un celebre esempio riguarda Coca Cola. A metà anni 80′ The Coca Cola Company decise di sostituire la formula originale della Red Coke con una più dolce, per far fronte a nuovi ed agguerriti competitor come Pepsi e Dr.Pepper. La New Coke scatenò durissime proteste da parte dei consumatori tradizionali che, non soddisfatti della nuova ricetta, iniziarono a boicottare il prodotto. Il CEO tornò velocemente sui suoi passi, reintroducendo la ricetta originale con un celebre mea culpa, incrementando i volumi di vendita e guadagnandoci a livello di immagine.

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Un altro spunto arriva da Tesco, che lanciò nel 2007 la sua catena di negozi Fresh & easy: un format nuovo che doveva ridefinire le abitudini di shopping dei clienti puntando su prodotti freschi ed automazione del processo di vendita. Dopo sei anni di risultati negativi, gli store F&E sono stati riconvertiti in punti vendita tradizionali, incrementando i volumi di business attirando nuovi clienti in zone strategiche.

Flessibilità, trasparenza, feedback e velocità nella comunicazione sono le chiavi per trovare nel fallimento una grande chance per il business.

Non bisogna vergognarsi di un fail; i fallimenti sono fondamentali per la crescita di ogni individuo, sono necessari, se impariamo la lezione che ci insegnano. Probabilmente l’unico vero fallimento consiste nel non imparare nulla dai propri errori, perseverando nel considerare un’idea fallimentare una buona idea, facendo così riferimento ad alibi e alla sfortuna.

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