Amazon lancia il food delivery e niente sarà più come prima

“Pronte bisseria grandi biramidi d’egitt..”

Il food delivery è oggettivamente un settore ancora da esplorare per bene.
Hoboken-Food-DeliverySi passa velocemente dal pizzaro sotto casa che grazie al motorino serve tutta la zona a servizi online molto più strutturati.

Questi servizi pro si rivolgono ad un core target ben definito, i giovani non più giovanissimi digitali meglio conosciuti come young adult open minded, che hanno scoperto questo mondo per necessità – pausa pranzo, meeting di lavoro, turni serali  –   per poi progressivamente utilizzarlo in situazioni quotidiane, per mancanza di tempo, organizzando cene con gli amici o semplicemente regalandosi un momento di relax con i piatti del proprio ristorante preferito.

Per intenderci, sono gli early adopter di servizi come Spotify, Uber e Amazon, quelli che riescono ad influenzare le proprie nicchie e stimolare il passaparola, di qualità e fiducia.

Oltre ai tre giganti JustEat, Foodpanda e Delivery Hero, nel nostro bel paese – patria della pizza, del buon cibo e delle startup –  negli ultimi anni sono nati molteplici servizi di online food delivery, che mettono in contatto tramite applicazioni mobile e portali web domanda ed offerta, confermandosi uno degli ambiti più dinamici nell’ambito dell’e-commerce.
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Tra i più quotati – a seconda di dove vi trovate – possiamo citare Cliccaemangia.it, Tramezzino.it, Bacchetteforchette , My food e Sushishop.

La prima a scendere in campo nel 2001 è stata proprio JustEat, che dalla Danimarca è riuscita a espandersi praticamente in tutto il mondo: ha una brand awareness molto sviluppata, pensate per esempio agli adesivi sui ristoranti e sui motorini delle consegne, ma anche alla ottima strategia social e digital in generale.

A differenza di altri servizi, Just eat è un vero e proprio aggregatore di locali che consegnano a domicilio in modo autonomo,  un market place che collega le piccole imprese di ristorazione ai consumatori finali.

Una crescita che nasce anche dalle acquisizioni, come quella della sopracitata Cliccaemangia.it a Milano e DeliveRex a Roma, due startup nate rispettivamente nel 2009 e nel 2012 che vantano un numero interessante di utenti registrati. Briatore qualche tempo fa disse che i giovani dovevano pensare meno alle startup e più alle pizzerie: diciamo che in questo caso i due mondi si sono uniti, con grande successo.

Non va sempre così bene, per due startup che ce la fanno altre mille sono ad alto rischio #Adios: la concorrenza sempre più agguerrita si scontra con il poco margine – la commissione si aggira attorno al 12% per ogni ordine –  e con la prevedibile guerra di prezzo che si scatena tra i vari attori in campo per lo stesso business.

Oltretutto analizzando i Google trend, in Italia non si registra una grande crescita delle persone che ricercano questi servizi; dovranno essere brave le aziende quindi a catalizzare gli utenti interessati, conquistando quote ed allargando – quanto possibile – il mercato in generale.

Trend ricerche food delivery in Italia (Set 2015)

Trend ricerche food delivery in Italia (Set 2015)

All’interno di questo scenario in evoluzione, ecco che arriva il top player: Amazon ha recentemente annunciato che è al lavoro con una selezione di ristoranti per mettere a disposizione degli utenti la funzione one-hour delivery attivabile con il servizio Prime Now.

Amazon

La novità sarà all’inizio circoscritta all’area di Seattle, ma è previsto in breve tempo l’espansione alle aree che sono già operative con Prime Now.

Il servizio permetterà agli utenti di visualizzare i menu dei ristoranti aderenti, inoltrando gli ordini direttamente attraverso l’applicazione. Come avviene per il tracciamento delle spedizioni, sarà possibile verificare lo stato della preparazione del piatto così da capire quanto manca alla consegna ed apparecchiare la tavola.

Come se non bastasse, sul ring a breve entreranno anche Google, che con ottimo tempismo ha annunciato di espandere negli USA il proprio servzio Express ai cibi freschi, ed Uber, che con UberEats sta trasformando al bisogno i propri conducenti in pizza-boy, facendoli correre per le città americane e di mezza Europa per sfamare i propri clienti.
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Amazon sembra avvantaggiata rispetto a tutti: la logistica, la sicurezza ed il consolidato sistema di feedback e reputazione, gli ha permesso di diventare ormai un vero punto di riferimento per le persone intenzionate a concludere acquisti o anche solo a valutarne l’opportunità.

Non sarà oggi e nemmeno domani, ma con Google, Uber ed Amazon in campo il food delivery non sarà più lo stesso. E a noi, non resta che l’imbarazzo della scelta 😉

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