5 band italiane che erano Indie prima di te [puntata 1]

Il 2017 rimarrà alla storia come “l’anno in cui Lo Stato Sociale ha riempito il Forum di Assago“. Andando oltre alle polemiche sulla gestione dei live, è evidente come una certa scena sia finalmente uscita dalla sua nicchia di circoli arci, concerti del primo maggio, garage e manifestazioni antagoniste, per arrivare al grande pubblico attraverso radio, tv,  festival e – soprattuto – il web. Con colpevole ritardo rispetto alle altre nazioni, anche nel belpaese si è inizato a spingere gruppi che cantano in italiano, con sonorità rock, elettroniche, pop ed una spiccata sensibilità verso il cantautorato, l’attuale storytelling. Quindi vai di Brunori Sas, Calcutta, Zen Circus, Cosmo, Vasco Brondi fino a Gabbani, che vince Sanremo e diventa il simbolo dell’italianità piaciona all’Eurofestival. Un successo senza pecedenti, che premia anche il trionfo della normalità dei The Giornalisti e tante nuove band che con grande talento ed un pizzico di fortuna si ritrovano a rappresnetare una scena finalmente sotto le luci dei riflettori (e della centrale elettrica). Proprio per questo ho voluto raccolgiere quelli meno fortunati, attivi tra il 2000 ed il 2010, che in quel periodo sono stati travolti dal pop internazionale, dall’ascesa del rap tricolore, dei primi talent, degli mp3 e di youtube. Uscendone con le ossa rotte, ma lsciandoci dei pezzi incredibili, che meritano rispetto.

Ne ho raccolti tanti e li pubblicherò nei prossimi giorni, nel frattempo ecco la prima selezione:

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Audiorama.
Nati dalle ceneri dei Suburbia, grazie a singoli molto potenti arrivano presto alla ribalta delle radio nazionali: “Il resto è tutto uguale” passa spesso su Radio Deejay nell’estate 2004, accompagnata da un video artisticamente molto ispirato e dalle atmosfere nordiche. Sulla scia del primo sorprendente successo delle Vibrazioni, all’ascolto sono meno armoniosi, con testi meno ispirati e con suoni più compatti, densi.  Partecipano ad uno dei primi Jack Daniels Tour, pubblicano altre preziose tracce come “Portami Lontano” e “Non capisco gli umani”. La traccia che apre il loro album “Audiorama” è personalmente la più riuscita di tutte, un inno all’incoscienza e alla forza inarrestabile dell’istinto.

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Il Nucleo.
Nati nel 2009 a Reggio Emilia, collezionano 4 album distribuiti in tutto il decennio, alternando sonorità dal forte appeal radiofonico a testi più ruvidi e cupi. Prodotti da BMG, il meglio lo daranno dal vivo, aprendo i concerti di Ligabue e Lenny Kravitz (!). Nei loro album un’atmosfera molto italiana, non estremamente ricercata ma efficace, con delle perle come “Sospeso”, “Cambiano le cose” e – soprattutto – “Meccanismi”, che darà il nome al loro secondo album.

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Grandi Animali Marini.
Da Milano al grande pubblico con il singolo “Tu mi fai stare male”, arrivano fino al San Remo con la suggestiva “Napoleone Azzurro”. Sonorità pop, con un gusto raffinato e poco snob. La mia preferita rimane “Io amo il rock”, che il batterista – vero numero uno –  ci cantò a cappella in un soleggiato pomeriggio a Santa Margherita. Un’altra che rimane in testa è “Splendidamente pazza”, dal messaggio più profondo di quanto arrivi ad un primo ascolto. Poche decine di migliaia le loro visualizzazioni su Youtube, cresciuti proprio negli anni in cui la piattaforma nata nel 2005 muoveva i suoi primi passi verso la rivoluzione.

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La Sintesi.
Una vera e propria meteora a cavallo tra fine anni ‘90 ed i primi anni 2000, un rock elettronico piacevole e non banale, ispirato nei testi e nelle sonorità che ricordano i primi Bluvertigo (a cui sono molto legati). Dopo un paio di singoli particolarmente riusciti, come “Tempo alle mie voglie” e “Stare Fuori”, si presentano a Sanremo con un pezzo provocatorio dal titolo “Ho mangiato la mia ragazza”, un’allegoria che – come facilmente prevedibile – non viene capita dal pubblico nazionalpopolare che li stronca senza remore.

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Meganoidi.
OK, “Zeta reticoli” la conosciamo tutti. “Supereroi contro la municipale” anche. Peccato che da una band così incredibile al grande pubblico non sia arrivato molto altro. Due album immensi, a partire dai titoli, come “Into the darkness. Into the moda” e “Outside the Loop Stupendo Sensation”, con un carattere deciso, carico ed un suono piacevolmente sospeso tra richiami ska, rock, pop e punk. Testi più impegnati politicamente di quanto si pensasse ed una forte appartenenza alla scena antagonista: dopo il G8 di Genova qualcosa si rompe, si evolve, e porta la band su territori più ricercati, ma anche più cupi e meno immediati. Granvanoeli è uno degli album più incompresi degli ultimi anni, complesso al primo ascolto e volutamente nebbioso. Pubblicato proprio quando tutta la discografia per come la conoscevamo stava crollando sotto i colpi del web, portando via con se anche una band dalla cifra assolutamente unica. Dagli album successivi  si segnalano “Mia” e “Luci dal porto”.

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Spotify è davvero destinata a scomparire?

Spotify è indubbiamente una delle applicazioni più amate dagli italiani. Tuttavia, questo servizio è anche uno dei più controversi.

Non vi è dubbio che la piattaforma di streaming on-demand musicale abbia rivoluzionato il modo in cui le persone ascoltano le loro canzoni preferite, non solo in mobilità, e che sia riuscito – grazie a 15 milioni di utenti premium – anche a rinnovare un settore costantemente in crisi dopo l’avvento di mp3, peer-to-peer e torrent, diventando in pochi anni leader mondiale.

Non solo numeri importanti, ma anche un impatto non indifferente nell’evoluzione digitale del comportamento delle persone: Spotify è sinonimo di modernità, globalità, connettività e genera tutti i giorni dati potenzialmente molto interessanti sulle abitudini e sui gusti dei numerosi utenti attivi.

Nonostante ciò, qualcosa non torna.

E non si parla di un aspetto marginale, ma dell’elemento fondante: il business model.

Leggevo su Mashable un interessante articolo che evidenziava questo allarmante paradosso: nonostante la sua posizione di leader di mercato, l’azienda non sta generando profitto ed ha triplicato le sue perdite negli ultimi due anni. Inotre, è stata recentemente attaccata da artisti del calibro di Taylor Swift, Jay Z e presto dovrà competere in un mercato sempre più agguerrito, con nuovi player come Mr.Google ed Mrs.Apple.

spotify-app-iphone.jpgQuindi, proviamo ad immaginare quali potranno essere le future mosse di Spotify per evolversi da questa fase di stallo e vincere la sempre più prossima concorrenza.

Video

Per incrementare le revenue, la scelta di lanciare un servizio video e relativi formati adv sembra la più logica. Musica e video lavorano sempre in sinergia ed i contenuti più visiti su Youtube sono spesso videoclip.  Inoltre, potrebbe attrarre più utenti e subscriptions andando a pescare direttamente da Google e Facebook.

L’investimento sarebbe  pesante, dato che per supportare il formato video sono necessarie infrastrutture tecniche molto importanti, ma i possibili guadagni sono troppo invitanti per non provarci.

Differenziarsi

In effetti, il servizio di Spotify non è molto lontano da quello che oggi propongono Deezer ed il meno conosciuto Rhapsody. L’opportunità è quella di migliorare ed incrementare alcuni elementi ad oggi non presenti o penalizzati, come la parte relativaalla playlist, al following, alle radio e agli artisti consigliati. Concentrandosi sulla user experience, come il recente lancio di Running, ottimizzando il servizio con funzioni di ascolto & scoperta (es. Shazaam), di condivisione testi e attività maggiormente social-oriented.

Collaborare con gli artisti

La vicenda che ha coinvolto Taylor Swift ha contribuito a far passare il concetto che Spotify non paga adeguatamente gli artisti. Un colpo basso, che ha coinvolto direttamente  il main target della piattaforma, quello più attivo in mobilità e sui social. Vedere esclusa dalla piattaforma una delle regine del pop mondiale ha mostrato quanto può essere potenzialmente critica una gestione superficiale e non efficace della relazione con gli artisti.

Lavorando in sinergia, anche lato PR, potrebbero nascere delle collaborazioni importanti, che contribuirebbero a posizionare Spotify come leader e – con il tempo – enabler dei nuovi talenti musicali.

Diventare Netflix

“If Spotify wants to rule again, it has to create its own content, like Netflix’s Orange is the New Black”

Ok, “diventare Netflix” è forse eccessivo. Ma probabilmente la strada da percorrere è proprio questa.

Netflix ha fatto un ottimo lavoro studiando per anni i contenuti più apprezzati dalla persone, evolvendosi e producendo direttamente alcune tra le serie TV più seguite. Allo stesso modo, Spotify ha messo a disposizione per anni contenuti di terzi (artisti, amatoriali, case discografiche) e potrebbe capitalizzare questa expertise passando dall’altra parte della barricata, dando vita a nuovi ed accattivanti contenuti originali.

Cosa ne pensate di questo scenario? Spotify adotterà una di queste strategie? Parliamone su Twitter!

I migliori album del 2014

In questi 12 mesi stiamo vedendo e vedremo tantissimi pezzi interessanti, tra volti nuovi, conferme e grandi ritorni. L’anno scorso il titolo di miglior album a mio parere va ad AM, capolavoro assoluto degli Arctic Monkeys che hanno saputo rinnovare il loro sound post-punk-rock con un disco pazzesco, uno di quelli che dal primo all’ultimo brano non ti fa prendere fiato.

Quali saranno i migliori album del 2014? Non possiamo ancora dirlo, ma sappiamo che ce ne saranno alcuni che non possiamo perdere per strada e dobbiamo ascoltare, per dargli almeno una possibilità. Alcuni sono già usciti, alcuni saranno disponibili nei prossimi mesi, fate partire la playlist e vediamo quali:


U2 – 10 Reasons To Exist
Diciamoci la verità, il singolo Invisible è inascoltabile come poco altro: quando hanno annunciato la collaborazione con Danger Mouse, che in questi anni ha affiancato assi del firmamento internazionale del calibro di Black Keys, i Gorillaz, Jay-Z, Beck e Norah Jones,ci aspettavamo qualcosa di nuovo, innovativo, diverso… non la riproposizione di elettronica di Magnificent. Non sono un fan di vecchia data, quelli che paragonano ogni nuovo disco degli U2 con War per intenderci, ma vogliamo parare dei singoli che hanno lanciato Zooropa, POP e All that you can’t leave behind? Un’altra vita.

The Black Keys – Turn Blue
Sul calendario ho una X segnata in rosso sul 13 maggio. Il gruppo ha deciso di condividere questa informazione in un modo davvero originale, ovvero con un tweet di Mike Tyson. Il leggendario campione di pugilato infatti ha postato sul suo account un video di David Lynch con un disco rosa che gira in quella che sembra essere una seduta di ipnoterapia. Nel video c’è un uomo che dice: “Obbedirete ad ogni mia parola. Ora sono dentro di voi”. L’inquietante video di circa due minuti si conclude con la conferma della pubblicazione dell’album in puro stile anni ’80. il primo singolo, Fever è una bomba, non arriva subito come Lonely Boy ma fa parte i quelli che si piazzano nell’airplay e non se ne vanno più. Guardateli dal vivo, non vi deluderanno: suonano a Roma l’8 luglio.

Coldplay – Ghost Stories
Esce il 20 maggio, anticipato dal singolo Magic, un’ipnotico antipasto di un album molto intimista, elettronico, cupo, figlio della recente separazione tra Chris Martin e la moglie, Gwyneth Paltrow, dopo 10 anni di matrimonio, 2 figli e tantissime canzoni d’amore. Io continuo a preferire i loro primi lavori, più british, più rock, come Parachutes e A rush of blood to the head, che mi occuparono abusivamente l’iPod per diversi anni.

Julian Casablancas – (?)
Ci siamo, finally quest’anno il nostro caro Julian pubblicherà il suo secondo album da solita, dopo “Phrazes for the yuung” del 2009. Emergono nuovi dettagli sul lavoro del leader degli Strokes che di recente ha pubblicato un breve video per svelare qualcosa in più sul suo secondo album da solo. Un titolo e una data di pubblicazione non sono ancora stati stabiliti, ma il teaser di due minuti rivela che l’artista si trova attualmente in studio insieme ai celeberrimi (!) The Voidz.


Damon Albarn – Everyday Robots

Su di lui non mi posso pronunciare, lo considero un genio assoluto e sarei troppo di parte. Il suo primo disco da solista uscirà il 28 aprile, intitolato Everyday Robots ed anticipato dall’omonimo singolo. Non mi ha fatto impazzire al primo ascolto, ho reagito con molto più entusiasmo – ed emozione – per il primo singolo dei riuniti Blur con Under the Westwood del 2013. Lui l’ha definito una “specie di folk soul”: a me ricorda gli ultimi Gorillaz, quelli belli ma poco digeribili.. però sono ottimista, perché il ragazzo ha già venduto più di 20 milioni di copie in carriera nel mondo e visto che il disco avrà numerosi ospiti, tra cui Brian Eno e Natasha Khan dei Bat for Lashes.  

Lana Del Rey – Ultraviolence
Torna anche la splendida ed eternamente triste Lana, dopo non essersene praticamente mai andata dalle classifiche mondiali con i molteplici singoli (e remix) nati dall’affascinante esordio Born to Die. Le sue atmosfere, la sua voce ed il suono dei suoi pezzi la rendono praticamente unica ed il nuovo uscito non è da meno: West Coast, presentato in esclusiva durante più importante festival musicale della West Coast (Coachella) è un succoso antipasto di Ultraviolence, il nuovo attesissimo lavoro. Difficile replicare il successo di BTD, Sono curioso di ascoltarlo e farmi un’idea più precisa, anche se per quanto mi riguarda ha già vinto – a mani basse – il premio come miglior titolo per un album 2014.

Beck – Morning Phase
Ogni disco di Beck fa storia a sé. Sei anni sono passati dal suo ultimo lavoro, quel “Modern guilty” che aspettavo con ansia e che mi aveva lasciato piuttosto indifferente, dopo gli apici di Guero, Sea Change e – soprattutto – Midnite Vultures.
C’è un richiamo molto forte al country, al pop-rock acustico immediato ma non per questo banale. Ricorda Neil Young, però in versione malinconica a fine serata. Viene evitata qualsiasi spinta elettrica o psichedelica – che tra l’altro ho sempre apprezzato – in favore di suoni decisamente morbidi e testi più introspettivi. Dopo qualche ascolto mi ha preso tantissimo “Unforgiven”, che strizza l’occhio al brit-pop più morbido, tra i Blur di “The universal” e gli Oasis di “Stop crying your heart out”. Outsider come solo lui sa essere, rischia di aver pubblicato una delle sue migliori produzioni. 

Lily Allen – Sheezus
Tante aspettative per la piccola Lily, dopo quasi cinque anni di assenza – e una doppia maternità – dall’ultimo It’s Not Me, It’s You del 2009, un buon mix di pop, elettronica e femminismo. Ad oggi sono usciti quattro pezzi:  Hard Out Here, Air Balloon, L8 CMMR e il nuovo singolo Our Time. nessuno dei quali mi pare anche solo lontanamente ascoltabile. Peccato perchè la ragazza artisticamente merita ma questo nuovo lavoro non è presentabile: Lily ne è consapevole e sfoga tutto il suo disagio sui social rispondendo ai fan delusi ed incolpando la Warner di non aver rilasciato come singoli promozionali (e ufficiali) i brani migliori presenti nel suo nuovo album.


Bruce Springsteen – High Hopes

Out now, anche già diffuso su larga scala appena dopo capodanno. Ennesima conferma del vecchio leone che non puoi non stimare all’infinito: peccato che, ad un ascolto più maturo, ci si accorga che sono solo cover riaggiustate con l’apporto della chitarra di Tom Morello – ex Rage Against The Machine – o b-side di cui non si sentiva la mancanza. Tutto ha sfortunatamente il sapore del classico album utile a calcare ancora una volta i palchi degli stadi di tutto il globo. Peccato.

 

Le 10 soundtrack più sfruttate di sempre nei video per l’online

Da quando ho cominciato a fare questo mestiere mi è capitato più volte di dover scegliere (o proporre) dei sottofondi musicali per i video da pubblicare online. Non ho mai indagato il motivo, ma per i videovirali” destinati all’internet, quelli che secondo la logica di molti marketers si diffondono da soli perchè sono simpatici o perchè raccontano il backstage di cose che vanno onair, le canzoni scelte da alternare al voice over sono quasi sempre le stesse. Ed alcuni sono anche dei pezzi pregevoli, che a lungo termine ahimé diventano fastidiosi perchè talmente mainstream che vengono utilizzati anche da Studio Aperto per i servizi sui rimedi contro il caldo afoso (o su come riprendersi dalle abbuffate natalizie, dipende dal periodo dell’anno).

Ho selezionato 10 brani, che progressivamente per il pubblico hanno seguito la classica parabola piaciuto – amato – adorato – stancato – annoiato – infastidito – mai più sentito – rivalutato con alcuni consigli su come potete (se proprio siete obbligati) utilizzarli ancora.

The Strokes – You only live once

Inarrivabile per la sua incredibile intro, che apre l’album forse meno riuscito della band di Julian Casablancas. Un pezzo utilizzato come pochi altri per l’on-the-road, il filmato backstage, il pre-intervista ed il racconto in prima persona di un’esperienza.

Phoenix – Lisztomania

I professionisti della hit da soundtrack: provate a prendere una canzone qualsiasi di quel capolavoro di Wolfgang Amadeus Phoenix e montatela sul filmino di vostro nipote che gioca pallone.. sembrerà fatta su misura. Lisztomania in particolare si è prestata a tutto, forse anche perchè possiede due intro (la seconda al 3:18) e ciò può sempre tornare utile.

MGMT – Kids

Questa in realtà è una canzone tristissima, con un testo molto profondo, ma tanto la maggior parte del pubblico italiano non l’ha capito e si è fatto rapire dalla splendida ed ipnotica melodia del ritornello. Impiegata per raccontare viaggi, memories, riassunti di esperienze, cose nostalgiche, progetti a sfondo sociale o a fin di bene.

Apollo 440 – Stop the rock

Grande classico. I primi 90 secondi sono qualcosa di unico, sfruttati come stagisti in una multinazionale per dare carica alla maggior parte dei video con auto, moto pazze e gare off-road dal 1998 in poi. Ha funzionato anche se utilizzata in modo ironico per una competizione atipica (es. ragazzi su un carrello delle spesa all’esselunga, vecchiette in carrozzina)

Katy Perry – California Girls

Sole? Spiaggia? Ragazze in bikini e uomini palestrati mezzi ignudi? Con questi ingredienti la nostra Katheryn Elizabeth Hudson non può certo mancare: attraverso questo pezzo farebbe diventare balneare anche un video sullo snowboard o un reportage sui rifugi aplini. Lei è una specialista, vedi anche il singolo Hot and Cold. Un concentrato di “siamo giovani, siamo cool e vogliamo divertirci” con il feat di Snoop Dogg che aggiunge quel tocco tamarro che è piaciuto e l’ha resa una delle più utilizzate di sempre.

Gorillaz –  Feel good inc.

Una base ricercata ma efficace, che si ripete all’infinito con un ottimo il cambio di ritmo tra strofa rap e ritornello vocale: poi c’è Damon Albarn, semplicemente irresistibile per un videomaker e difatti stra stra stra utilizzata negli anni, anche per video b2c o conferenze.

Ke$ha – Tik Tok

Per quanto mi riguarda, inascoltabile. Peccato che funzioni come poche altre. Diventata famosa in Italia per un celebre spot automotive, è stata utilizzata per qualsiasi cosa, case history comprese. Anche qua il testo è off limits, ma in Italia passa in secondo piano.

Cee Lo Green & Jack Black – Kung Fu Fighting

Su questa non ho molto da dire, non me ne capacito e basta. È pure vecchia. Probabilmente la svendevano coi saldi o era la traccia predefinita in Windows Movie Maker. Però pensate a quante volte, nelle sue mille versioni, l’abbiamo ritrovata in un video “virale” aperto su repubblica.it o videomediaset.

Carly Rae Jepsen – Call Me Maybe

Probabilmente le sue 517 milioni di visualizzazioni su Youtube hanno ispirato molti a fare una scelta sicura per il pubblico online. Canzone super orecchiabile, spensierata, esplosa grazie alle olimpiadi di Londra ed a quei mattacchioni degli atleti che hanno deciso di reinterpretarla.

Maroon 5 – Moves like jagger

Un singolo che ha praticamente occupato l’airplay di mezzo mondo per una buona parte del 2011, utilizzabile se ancora non vi sanguinano le orecchie per qualunque video a target femminile o gay friendly di basso, se non bassissimo livello  (beauty, fashion, lifestyle, esterne di uomini e donne, pomeriggio 5).

Potremmo andare avanti ore, ma siamo già alla posizione numero dieci. Non escludo una seconda puntata così da inserire alcune chicche che mi stanno già venendo in mente. Grazie!