Nuovi studi su Researchkit di Apple: la salute è sempre più mobile.

Sei mesi fa all’evento Spring Forward 2015 l’attenzione mediatica si è concentrata sul nuovo MacBook Air ed in pochi hanno evidenziato l’importanza di ResearchKit, il nuovo sistema opensource per la ricerca medica che nel lungo termine può rappresentare una vera e propria rivoluzione in ambito healthcare.

researchkit_apple_farma_appResearchKit è un sistema che trasforma l’iPhone in uno strumento utile per i ricercatori, supportandoli per raccogliere i dati dei partecipanti agli studi clinici con maggiore frequenza e precisione, grazie a specifiche app per iPhone.

In questo modo si facilitano tutte le fasi dello studio, dalla ricerca e selezione dei partecipanti all’adesione terapeutica, passando per la frequenza e la qualità della raccolta dei dati, ottimizzando i tempi e contribuendo così alla ricerca medica.

I ricercatori possono lavorare direttamente con il framework opensource, progettando dal principio le app che useranno per gli studi clinici, inviando ai propri pazienti informazioniquestionari e raccogliendo dati sensibili direttamente dallo smartphone o da device medicali ad esso collegati.

“Numbers are everything. The more people who contribute their data, the bigger the numbers, the truer the representation of a population, and the more powerful the results.” Dr. Eduardo Sanchez,  American Heart Association

Con il consenso dei partecipanti, difatti, i ricercatori che sviluppano studi clinici con ResearchKit possono accedere anche ai dati dell’app Salute, come il peso, la pressione sanguigna, i livelli di glucosio e altri parametri misurati da dispositivi e app di altri produttori, per acquisire dati in tempo reale direttamente dall’iPhone.

I risultati finora raggiunti sono molto incoraggianti: la stessa azienda di Cupertino ha reso noto in una nota stampa che nei primi mesi hanno aderito 50 ricercatori e ben 100.000 pazienti.

Per questo motivo Apple ha deciso di mettere a disposizione la piattaforma per nuovi studi clinici dedicati ad autismo, melanoma ed epilessia: 

  • Autismo: utilizzando la fotocamera frontale l’app riconoscerà le reazioni del paziente ad alcuni video riprodotti, per rilevare eventuali segnali legati a disturbi dello sviluppo in una fascia d’età molto giovane.
  • Epilessia: Lo studio valuterà se i sensori indossabili integrati nell’Apple Watch possono essere utilizzati per rilevare l’inizio e la durata delle crisi epilettiche.
  • Melanoma: sempre utilizzando la fotocamera frontale, sarà possibile approfondire le conoscenze sullo sviluppo dei nei e sui rischi di melanoma fotografando e misurando nel tempo i propri nei.

L’utilizzo di questi strumenti non rappresenta una rivoluzione, ma segna un altro importante segnale su qual’è la strada che il settore sta percorrendo, ridefinendo il rapporto tra medico e paziente puntando su una maggiore partecipazione, condivisione e consapevolezza.

Picture1

Annunci

Siamo tutti fattorini – Amazon e le consegne in stile UBER

“Amazon’s Next Delivery Drone: You”

Per il Wall Street Journal non ci sono dubbi: Amazon si prepara a lanciare entro l’anno On my way , un’applicazione mobile attraverso la quale reclutare e pagare per le consegne persone comuni anziché società specializzate.

Amazon on my way

Il funzionamento è abbastanza intuibile, visto il naming che gli è stato associato: le consegne dei pacchi potranno essere effettuate da comuni cittadini che grazie all’applicazione potranno intercettare quelli destinati a indirizzi che incroceranno lungo la loro strada.

Capiamo meglio come funziona:

  • Riccardo deve andare a fare l’aperitivo all’isola dopo una intensa giornata di lavoro, imposta il suo viaggio sull’applicazione e questa a sua volta calcola la presenza di clienti Amazon cui consegnare pacchi lungo il tragitto.
  • In questo modo Riccardo potrà effettuare le consegne con la sua vespa per conto dell’azienda al posto di un normale UPS e ricavare qualche euro da investire in Spritz. Il tutto facendo il percorso che farebbe comunque.

Il servizio darebbe al colosso di Seattle un controllo più diretto delle consegne oltre a tagliare i costi del servizio, che – sempre per il WSJ – nel 2014 sono cresciuti del 31%.

Chi deciderà di iscriversi come fattorino a On my way avrà un profilo personale con informazioni dettagliate ed il feedback degli utenti, così da poter verificare – come su AirBNB o TripAdvisor – la reputazione, la velocità di consegna, la cortesia e quant’altro.

Gl utenti di Amazon On My Way sarebbero registrati e certificati con scrupolosità per evitare che qualcuno ritiri i pacchi per le consegne e poi non si faccia più vivo, zanzando la merce, ma le modalità di registrazione e di sicurezza studiate per l’applicazione non sono ancora note.

another-big-screen-delivery_e

Da ormai qualche mese il settore della consegna a domicilio sta vivendo momenti di autentica innovazione, specie nel settore della ristorazione, grazie alle nuove tecnologie ed all’avvento dei droni.

Uber stessa sta seguendo questa strada, con UberEats, e ora vorrebbe espandere il suo network coinvolgendo i grandi brand dell’abbigliamento come Louis Vuitton e Tiffany.

Cosa ci aspetta il futuro? Una nuova lotta di classe – dopo quella UBER Vs Taxi – con protagonisti  DHL, UPS, Bartolini schierati contro e l’ormai leader del commercio digitale mondiale? Parliamone su Twitter 😉

Spotify è davvero destinata a scomparire?

Spotify è indubbiamente una delle applicazioni più amate dagli italiani. Tuttavia, questo servizio è anche uno dei più controversi.

Non vi è dubbio che la piattaforma di streaming on-demand musicale abbia rivoluzionato il modo in cui le persone ascoltano le loro canzoni preferite, non solo in mobilità, e che sia riuscito – grazie a 15 milioni di utenti premium – anche a rinnovare un settore costantemente in crisi dopo l’avvento di mp3, peer-to-peer e torrent, diventando in pochi anni leader mondiale.

Non solo numeri importanti, ma anche un impatto non indifferente nell’evoluzione digitale del comportamento delle persone: Spotify è sinonimo di modernità, globalità, connettività e genera tutti i giorni dati potenzialmente molto interessanti sulle abitudini e sui gusti dei numerosi utenti attivi.

Nonostante ciò, qualcosa non torna.

E non si parla di un aspetto marginale, ma dell’elemento fondante: il business model.

Leggevo su Mashable un interessante articolo che evidenziava questo allarmante paradosso: nonostante la sua posizione di leader di mercato, l’azienda non sta generando profitto ed ha triplicato le sue perdite negli ultimi due anni. Inotre, è stata recentemente attaccata da artisti del calibro di Taylor Swift, Jay Z e presto dovrà competere in un mercato sempre più agguerrito, con nuovi player come Mr.Google ed Mrs.Apple.

spotify-app-iphone.jpgQuindi, proviamo ad immaginare quali potranno essere le future mosse di Spotify per evolversi da questa fase di stallo e vincere la sempre più prossima concorrenza.

Video

Per incrementare le revenue, la scelta di lanciare un servizio video e relativi formati adv sembra la più logica. Musica e video lavorano sempre in sinergia ed i contenuti più visiti su Youtube sono spesso videoclip.  Inoltre, potrebbe attrarre più utenti e subscriptions andando a pescare direttamente da Google e Facebook.

L’investimento sarebbe  pesante, dato che per supportare il formato video sono necessarie infrastrutture tecniche molto importanti, ma i possibili guadagni sono troppo invitanti per non provarci.

Differenziarsi

In effetti, il servizio di Spotify non è molto lontano da quello che oggi propongono Deezer ed il meno conosciuto Rhapsody. L’opportunità è quella di migliorare ed incrementare alcuni elementi ad oggi non presenti o penalizzati, come la parte relativaalla playlist, al following, alle radio e agli artisti consigliati. Concentrandosi sulla user experience, come il recente lancio di Running, ottimizzando il servizio con funzioni di ascolto & scoperta (es. Shazaam), di condivisione testi e attività maggiormente social-oriented.

Collaborare con gli artisti

La vicenda che ha coinvolto Taylor Swift ha contribuito a far passare il concetto che Spotify non paga adeguatamente gli artisti. Un colpo basso, che ha coinvolto direttamente  il main target della piattaforma, quello più attivo in mobilità e sui social. Vedere esclusa dalla piattaforma una delle regine del pop mondiale ha mostrato quanto può essere potenzialmente critica una gestione superficiale e non efficace della relazione con gli artisti.

Lavorando in sinergia, anche lato PR, potrebbero nascere delle collaborazioni importanti, che contribuirebbero a posizionare Spotify come leader e – con il tempo – enabler dei nuovi talenti musicali.

Diventare Netflix

“If Spotify wants to rule again, it has to create its own content, like Netflix’s Orange is the New Black”

Ok, “diventare Netflix” è forse eccessivo. Ma probabilmente la strada da percorrere è proprio questa.

Netflix ha fatto un ottimo lavoro studiando per anni i contenuti più apprezzati dalla persone, evolvendosi e producendo direttamente alcune tra le serie TV più seguite. Allo stesso modo, Spotify ha messo a disposizione per anni contenuti di terzi (artisti, amatoriali, case discografiche) e potrebbe capitalizzare questa expertise passando dall’altra parte della barricata, dando vita a nuovi ed accattivanti contenuti originali.

Cosa ne pensate di questo scenario? Spotify adotterà una di queste strategie? Parliamone su Twitter!

Facebook integra WhatsApp: in arrivo il tasto Send

Lo avevamo immaginato tante volte, adesso è finalmente realtà. L’esplosione dell’instant messaging nel mondo ha cambiato il comportamento e le abitudini delle persone: la comunicazione avviene sempre più spesso tramite chat, nei gruppi, ed il flusso dei contenuti  passa sempre di più attraverso questi canali in modo liquido Gli utenti scelgono frequentemente di scambiarsi contenuti e portare avanti conversazioni in modo privato, in un luogo non accessibile a tutti, dove poter interagire one-to-one o con la propria niccha di riferimento, come i colleghi, gli amici del calcetto (come nel mio caso) o i familiari. Ad esempio, guardiamo gli ultimi dati su quanto impatta Whatsapp nella vita quotidiana dei teen italiani: oltre ad essere il  il servizio più utilizzato (86%), per il 42% degli intervistati è addirittura indispensabile (dato Mec e Skuola.net).  Schermata-2015-04-27-alle-18.03.47 Quindi, era solo questione di tempo, prima che il buon Mark Zuckerberg pensasse ad un’integrazione tra Facebook e WhatsApp.

Facebook è il social media per eccellenza e la sua più grande feature è la condivisione, in ogni luogo ed in qualsiasi momento. Perché quindi non fare in modo che le due piattaforme lavorino in sinergia, così da condividere messaggi non solo con la propria community ma anche con i propri amici o gruppi? Dopo il lancio della nuova funzione che permette di effettuare chiamate tramite WhatsApp, Facebook consentirà con un semplice bottone di inviare contenuti e messaggi testuali ai propri contatti e nelle proprie chat presenti nell’applicazione. La news in anteprima arriva dal blog americano Geektime: accanto ai consueti Like, Comment e Share, nella versione test di Facebook mobile per Android è già disponibile il tasto Send. Il nuovo comando, identificato con la celebre icona di WhatsApp, apparirà sotto ogni status update sulla destra, come nella immagine seguente: unnamed-1024x853 (Foto: geektime.com) Questo passaggio è molto importante, perchè è evidente che se le due piattaforme iniziassero a lavorare insieme potrebbero migliorarsi a vicenda, ciascuno sfruttando i punti di forza dell’altro. Il bacino di utenza complessivo che si verrebbe a creare sarebbe impressionante e Mark Zuckerberg, oltre a monopolizzare con il tridente Facebook-Instagram-WhatsApp gran parte delle interazioni online, potrebbe offrire agli investitori una gamma sempre più innovativa e performante di formati adv. L’unico punto aperto riguarda Messenger: Facebook continua ad investire sulla sua applicazione di instant messaging originale, come l’introduzione della video-chiamata presentata recentemente con il video in seguito, e non sembra intenzionata a voler mettere in atto un merge tra le due piattaforme. se continuerà su questa strada dovrà però differenziare il servizio, creando un valore aggiunto per ognuna di esse per non correre il rischio di cannibalizzarsi a vicenda.

Facebook rinnova la versione web di Messenger: un ulteriore passo verso l’integrazione con Whatsapp?

Facebook non ha nessuna intenzione di fermarsi e dopo i grandi annunci di  #F8, raccontate in questo articolo, lancia una piccola grande novità per la sua applicazione di instant messaging: Facebook Messenger.

La piattaforma ha avuto un’evoluzione piuttosto incostante, crescendo negli anni attraverso grandi improvement e piccoli passi falsi. Questo percorso mi ha spesso fatto pensare che nella testa del buon Mark Zuckerberg sia sempre più radicata – e prossima –  l’idea di fare un merge con Whatsapp – acquisita dal 2014 e ad oggi rimasta un po’ ferma a guardare – così da creare un’unica piattaforma di comunicazione istantanea social & mobile based dal potenziale davvero notevole.

Quindi Messenger può davvero rappresentare il contesto ideale per lanciare e testare audaci ed innovative funzionalità che potranno essere in futuro le caratteristiche principali della nuova piattaforma? Penso proprio di si, ed il nuovo miglioramento va in questa direzione.

Facebook ha lanciato una versione web-browser separata, disponibile al sito www.messenger.com, che si presenta al pubblico con una interfaccia molto piacevole ed intuitiva, che ripercorre le linee guida e la user experience dell’applicazione mobile. A differenza di quest’ultima però, l’utilizzo non è forzato e gli utenti potranno decidere di continuare a utilizzare la chat direttamente sul website principale nella sidebar dedicata.

 

facebook-pic

La scelta di non forzare questo passaggio sembra essere determinata dalle diverse critiche innescate in occasione del lancio della ultima release di Facebook Messenger per mobile, che obbligava gli utenti a scaricare ed installare l’applicazione standalone per poter interagire con i propri contatti.

Inoltre, l’idea di cerare una versione web-browser e non un applicativo – come accade ad esempio con Skype e Spotify – è una scelta pensata per andare incontro alle abitudini della persone e credo vada proprio in questa direzione.

Il Project manager ha dichiarato sul blog ufficiale:

“web Messenger is meant only as an additional option that’s free of the distractions of the rest of the Facebook site”

Questo cambiamento si colloca tra le tante novità che stanno trasformando Messenger in un nuovo e funzionale hub di comunicazione tra le persone, in cui è superato il concetto di chat e le persone potranno interagire, condividendo contenuti e sensazioni con gruppi e one-to-one.

Da non sottovalutare anche il lato e-commerce: non dimentichiamo il recente roll out del primo servizio di pagamento peer-to-peer attraverso Facebook e l’apertura agli sviluppatori per creare contenuti premium e servizi. siete d’accordo con questi spunti? Parliamone su Twitter 😉

Twitter lancia Curator, il nuovo tool per scoprire e presentare i migliori contenuti online

Uno dei trend più importanti che abbiamo visto negli ultimi mesi riguarda l’ambito editoriale. Molti brand si stanno comportando come publisher, coinvolgendo le persone attraverso contenuti, esperienze e conversazioni.
Questo aspetto ha provocato un incremento molto marcato del numero dei contenuti e del loro livello qualitativo: le persone sono sottoposte a molteplici stimoli e catturare la loro attenzione, messa a dura prova anche dai molteplici device e dalla diverse occasioni d’uso, è diventata una vera challenge quotidiana.

challenge accepted

All’interno di questo scenario, non poteva non esserci Twitter, il primo canale social dove newswire, broadcaster, giornalisti, politici, VIP, influencer e persone hanno potuto interagire allo stesso livello, attraverso argomenti (#hashtag) e conversazioni (#tweet).

Proprio Twitter ha appena lanciato Curator, un nuovo tool per aggregare contenuti e conversazioni di qualità.

Schermata 2015-04-03 alle 11.31.33
La piattaforma permette di raggruppare a seconda dell’argomento in un’unica interfaccia tweet e vine, con degli strumenti di ricerca più avanzati e la possibilità di visualizzare direttamente le performance. Per essere precisi:

“real-time insights into trending topics and conversations on Twitter”

Un modo per facilitare e rendere più immediata l’identificazione dei trend e delle conversazioni più condivise, così da essere reattivi e partecipare con tempismo.

lo-preview

Curator permette anche di organizzare e raggruppare diversi contenuti in un unico stream, con un’interfaccia molto interessante e godibile: un modo per competere direttamente con Storify, tool di aggregazione delle conversazioni utilizzato da diversi media e broadcaster (es. Mashable).

Le sue feature più interessanti sono:

  • Strumenti di ricerca avanzati
  • Selezione e curation dei contenuti
  • Integrazione API ottimizzata mobile e web
  • Compatibilità con diversi formati di contenuto (immagini, video, vine)
  • Monitoraggio real time delle performance
  • Facile integrazione lato broadcasting e media

Credo che Twitter con questa mossa voglia incrementare la propria user base, inserendosi attraverso i suoi contenuti nativi su siti web e piattaforme di terze parti, estendendo l’audience raggiunto in modo naturale attraverso browser e applicazioni mobile.

Il roll out è progressivo e ad oggi è possibile richiedere l’accesso al tool esclusivamente iscrivendosi a questo form.

Cosa ne pensate di questa piattaforma? Diventerà una valida alternativa a realtà già affermate come Storify e Scribble? Parliamone su Twitter 😉

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Snapchat Discover e la regola della continuità dell’esperienza.

Ci sono diverse lezioni che possiamo imparare dagli States sul digital in generale tra cui – forse una delle più importanti – quella che possiamo chiamare la regola della continuità dell’esperienza.

Il mondo dell’online marketing ci ha offerto negli ultimi anni nuovi e rinnovati strumenti per raggiungere le persone, in diversi momenti e con diversi canali. Il primo passo per i marketer fu quello di portare sul digital la pubblicità, intesa come l’abbiamo sempre pensata. Display, Banner, Pop up, E-Mail, Pre-roll, SEM e quant’altro ci hanno permesso di proporre all’utente i nostri messaggi di comunicazione in un’ottica di interruzione dell’esperienza, come avviene per i media tradizionali come TV, stampa e cartellonistica.

Diciamoci la verità, essere interrotti non piace a nessuno. In in momento in cui la sovraesposizione ai messaggi ha raggiunto livelli massimi  è praticamente impossibile raccogliere l’attenzione del pubblico, costantemente distratto da un’offerta di contenuti sempre più ampia ed un acceso all’online facilitato dalla diffusione di massa di smartphone e tablet. Aggiungiamoci anche la vita reale – che a volte reclama il suo spazio – ed abbiamo come risultato la necessaria evoluzione, secondo me definitiva, della comunicazione dei brand: la continuità dell’esperienza.

Questo porta ad un forte miglioramento della relazione tra brand e persone. Concentrandoci sulle interazioni, sugli interessi delle persone e sull’offrire un’esperienza di valore è possibile invertire il comportamento invasivo della pubblicità tradizionale, proponendoci al pubblico in modo interessante e appealing. Non più interruzione, ma continuità.

Molti brand vanno in questa direzione e stanno diventando publisher, non solo come creatori di contenuti ma anche come selezionatori, in pratica aggregatori di quello che potenzialmente può interessare al target.

Chi lo sta già facendo con successo? Pensiamo ad American Express con Open Forum,  The North Face con Never Stop Exploring e – su tutti – il grande lavoro di RedBull con Redbull.com

Un esempio ancora attuale? Snapchat che lancia Discovery. Come tutte le app ed i diversi canali social prima o poi arriva il momento di monetizzare e per fare ciò abbiamo visto che le strade da percorrere sono due: quella facile, con l’inserimento di banner – pre-roll – tempi d’attesa – versioni premium che tendenzialmente disturbano l’esperienza e quella più difficile, come la promozione di contenuti. Sembrano lontani i tempi in cui l’applicazione era conosciuta solo per il sexting, vero?

La nuova feature di Snapchat permette di accedere, tramite una tab dedicata, a contenuti esclusivi di brand come – ad oggi – ESPN, CNN, Vice e Warner Music. Gli utenti potranno guardare ogni giorno video brandizzati e contenuti editoriali creati da artisti, publisher e da una redazione di Snapchat. Seguendo la definizione pubblicata sul blog ufficiale, sarà una sezione piena di foto a schermo intero e video, con un layout accattivante e pubblicità non invasiva.

screenshot-2015-01-27-10-42-14

In altre parole, un canale alwayson aggiornato in real time costantemente in equilibrio tra contenuti editoriali e branded content, appoggiandosi a media partner come NatGeo, Yahoo, People, Daily Mail, Comedy Central e Cosmopolitan.

Ora, anche in questo caso la regola della continuità dell’esperienza.: sarà sempre più efficace il contenuti che saprà attirare l’attenzione del target senza compromettere l’esperienza, quindi la sfida per i brand sarà quella di concentrarsi sulla qualità del contenuto e sull’esperienza di valore offerta all’utente, capitalizzando al massimo gli investimenti del brand per farsi conoscere e stimolare conversazioni. Conoscete altri esempi rilevanti? Segnalatemeli su Twitter.