Creatività Vs malattie mentali: Toby Allen ed i suoi piccoli mostri ci raccontano il malessere

La creatività non è solo un’arma vincente per trovare nuove soluzioni, ma può aiutare a raccontare in modo diverso la causa di un malessere psicofisico.

Un illustratore inglese sta creando una serie molto interessante di disegni con lo scopo di generare awareness sulle malattie mentali, rappresentando e personificando alcuni tra i disordini più diffusi in veri e propri mostri.

L’artista in questione è Toby Allen e la sua opera si chiama Real Monster: una collezione di 24 illustrazioni che spaziano dalla depressione all’ansia, dalla schizofrenia allo stress post traumatico.

I mostri sono accompagnati da una breve descrizione, che ne racconta particolarità e connotazioni caratteriali, in linea con i sintomi dei disturbi mentali reali che rappresentano.

Un’iconografia che ricorda il mondo fantasy, a metà strada tra i giochi di ruolo ed i fumetti, inventata dall’autore per darsi supporto e confrontarsi quotidianamente con l’ansia.

I contenuti sono raccolti in un Tumblr, li potete scoprire qui.

Disegnando le proprie paure e preoccupazioni come piccoli mostri, Toby Allen racconta di aver imparato a convivere con il malessere, alleviando le sensazioni negative che gli impedivano di vivere con serenità.

Dopo aver pubblicato la sua prima creazione su Facebook, il feedback positivo degli utenti lo ha convinto a continuare e a confrontarsi con le altre patologie, dialogando e scambiandosi informazioni con i propri followers.

Dopo aver raccolto le loro esperienze ed averle rielaborate, Toby Allen è riuscito ad arricchire  la sua collezione con vari disturbi, così da contribuire – grazie ai suoi contenuti – a dare visibilità online a delle patologie molto spesso sottovalutate.

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Twitter è un canale unico nel suo genere, grazie al comportamento della community

Vi segnalo due chart interessanti di Global Web Index su Twitter, che secondo me aiutano a comprendere bene come funziona e come deve essere valutata questa piattaforma rispetto agli altri canali. Come vedrete, Twitter risulta essere un canale unico nel suo genere, grazie alla particolarità del comportamento dei suoi utenti.

1. Why Twitter’s audience is bigger than you think 

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Generalmente, i social media sono valutati sulla base degli utenti iscritti e di quelli attivi.

Confrontando i dati locali in media le visite uniche sono il 10% in più degli utenti attivi, facendo emergere una caratteristica molto peculiare, ovvero che una larga parte del pubblico visita il website/accede all’applicazione, fruisce dei contenuti, vive un’esperienza senza partecipare attivamente, non intervenendo con interazioni e non pubblicando tweet.

Twitter per molti utenti è un canale passivo, un aggregatore personalizzato di contenuti da guardare e scoprire senza prendere parte alla conversazione.

2. Why Twitter’s “retweet with comment” feature makes sense

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Twitter ha recentemente lanciato una nuova feature che permette agli utenti di effettuare un retweet integrandolo con un commento. Una mossa interessante, perché va incontro al modo in cui le persone interagiscono maggiormente all’interno del canale.

Il Retweet è ormai una azione consolidata, che non significa solo endorsment e reward ma ha assunto un ruolo molto conversazionale, come un invito alla community a parlare di un determinato argomento o di un particolare evento.

Questo invito viene proposto a gruppi sempre nuovi, così da incrementare – grazie agli hashtag – la visibilità della discussione e la partecipazione delle persone, spesso non collegate tra loro.

Teens e Social Media: una nuova generazione sempre connessa

Ho trovato molto interessante l’ultima analisi del PEW Research Center, che trovate completa a questo link, in cui si dipinge uno scenario molto interessante sul rapporto tra teen ed il mondo digital.

Spesso si tende a banalizzare l’argomento, parlando di sensazioni e punti di vista superficiali: questo studio mi ha colpito proprio per la mole e la profondità di dati, che ci permettono di definire nel dettaglio uno scenario spesso out of focus.

Gli spunti sono diversi, ho provato a riassumere in seguito i più rilevanti, che mettono in luce tutto il potenziale di un target naturalmente predisposto ad interagire, a condividere, a fruire di contenuti online e vivere esperienze sempre nuove, ad ogni ora ed in ogni situazione quotidiana.

  • Il primo punto – probabilmente il più importante – è che nel 2015 ben il 24% dei giovani 13-17 americani ha raggiunto lo stato di “almost constantly online”; questo grazie anche alla diffusione sempre più massiva di smartphone e device domestici connessi con il web.
  • La penetrazione degli smartphone è quota 73%, un numero decisamente alto considerata l’età degli utenti che gli consente un accesso completo – e spesso più genuino – al mondo dell’online
  • Il 92% dei teen accede quotidianamente online ed il 56% lo fa più volte durante il giorno
  • Il possedere uno smartphone è una discriminante fondamentale: il 94% degli utenti che accede da mobile è molto fidelizzato e si collega più volte al giorno attraverso app e mobile browser
  • Interessante anche la differenza tra le varie etnie presenti negli states: il dato degli “almost constantly online” si assesta tra il 34% – 32%, rilevato rispettivamente su Afroamericani ed Ispanici, ed il 19% relativo ai “white teens”. Anche in questo caso la penetrazione mobile svolge un ruolo centrale ed è maggiore in termini percentuali nei primi due casi
  • I canali più utilizzati? Quelli in cui contenuti ed interazioni sono più basic ed immediate: Facebook (71%), Instagram (52%), Snapchat (41%) sono i primi della lista, precedendo Twitter (33%), G+ (33%), Vine (24%) e Tumblr (14%)PI_2015-04-09_teensandtech_02
  • Il comportamento online si differenzia anche tra ragazze e ragazzi: le prime prediligono i canali visual-oriented (come Instagram e Snapchat), mentre i ragazzi preferiscono il lato gaming, accedendo attraverso consolle e gli smartphone stessi

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  • Anche lo status socio-economico può influire nella scelta dei canali: Snapchat e Twitter sono utilizzati nella classe medio-alta, Facebook è più inclusivo.

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Lo scenario USA ci ha sempre permesso di anticipare quello che poi si è sviluppato nel nostro continente: questa esposizione costante dei teen all’online rappresenta una sfida sempre più challenging per tutti i marketer nel breve e nel lungo termine.

Ad oggi, è sempre più difficile catturare l’attenzione dei teen e competere con tutti gli stimoli che possono arrivare da persone e brand, domani invece sarà sempre più difficile coinvolgere le persone, non essere evanescenti e far emergere una comunicazione diretta e genuina all’interno di un universo sempre più complesso di messaggi.

Sempre a proposito di teens, vi segnalo l’nteressante infografica di Millward Brown Digital, focalizzata sui device più utilizzati dalle persone con uno split per generazione, in cui emerge il dato sui più giovani che, sempre di più, vivono esperienze in continuità tra online ed offline, attraverso diversi canali e touchpoint digitali.

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Quale dato vi ha interessato di più? Parliamone su Twitter.

 

Twitter lancia Curator, il nuovo tool per scoprire e presentare i migliori contenuti online

Uno dei trend più importanti che abbiamo visto negli ultimi mesi riguarda l’ambito editoriale. Molti brand si stanno comportando come publisher, coinvolgendo le persone attraverso contenuti, esperienze e conversazioni.
Questo aspetto ha provocato un incremento molto marcato del numero dei contenuti e del loro livello qualitativo: le persone sono sottoposte a molteplici stimoli e catturare la loro attenzione, messa a dura prova anche dai molteplici device e dalla diverse occasioni d’uso, è diventata una vera challenge quotidiana.

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All’interno di questo scenario, non poteva non esserci Twitter, il primo canale social dove newswire, broadcaster, giornalisti, politici, VIP, influencer e persone hanno potuto interagire allo stesso livello, attraverso argomenti (#hashtag) e conversazioni (#tweet).

Proprio Twitter ha appena lanciato Curator, un nuovo tool per aggregare contenuti e conversazioni di qualità.

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La piattaforma permette di raggruppare a seconda dell’argomento in un’unica interfaccia tweet e vine, con degli strumenti di ricerca più avanzati e la possibilità di visualizzare direttamente le performance. Per essere precisi:

“real-time insights into trending topics and conversations on Twitter”

Un modo per facilitare e rendere più immediata l’identificazione dei trend e delle conversazioni più condivise, così da essere reattivi e partecipare con tempismo.

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Curator permette anche di organizzare e raggruppare diversi contenuti in un unico stream, con un’interfaccia molto interessante e godibile: un modo per competere direttamente con Storify, tool di aggregazione delle conversazioni utilizzato da diversi media e broadcaster (es. Mashable).

Le sue feature più interessanti sono:

  • Strumenti di ricerca avanzati
  • Selezione e curation dei contenuti
  • Integrazione API ottimizzata mobile e web
  • Compatibilità con diversi formati di contenuto (immagini, video, vine)
  • Monitoraggio real time delle performance
  • Facile integrazione lato broadcasting e media

Credo che Twitter con questa mossa voglia incrementare la propria user base, inserendosi attraverso i suoi contenuti nativi su siti web e piattaforme di terze parti, estendendo l’audience raggiunto in modo naturale attraverso browser e applicazioni mobile.

Il roll out è progressivo e ad oggi è possibile richiedere l’accesso al tool esclusivamente iscrivendosi a questo form.

Cosa ne pensate di questa piattaforma? Diventerà una valida alternativa a realtà già affermate come Storify e Scribble? Parliamone su Twitter 😉

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Snapchat Discover e la regola della continuità dell’esperienza.

Ci sono diverse lezioni che possiamo imparare dagli States sul digital in generale tra cui – forse una delle più importanti – quella che possiamo chiamare la regola della continuità dell’esperienza.

Il mondo dell’online marketing ci ha offerto negli ultimi anni nuovi e rinnovati strumenti per raggiungere le persone, in diversi momenti e con diversi canali. Il primo passo per i marketer fu quello di portare sul digital la pubblicità, intesa come l’abbiamo sempre pensata. Display, Banner, Pop up, E-Mail, Pre-roll, SEM e quant’altro ci hanno permesso di proporre all’utente i nostri messaggi di comunicazione in un’ottica di interruzione dell’esperienza, come avviene per i media tradizionali come TV, stampa e cartellonistica.

Diciamoci la verità, essere interrotti non piace a nessuno. In in momento in cui la sovraesposizione ai messaggi ha raggiunto livelli massimi  è praticamente impossibile raccogliere l’attenzione del pubblico, costantemente distratto da un’offerta di contenuti sempre più ampia ed un acceso all’online facilitato dalla diffusione di massa di smartphone e tablet. Aggiungiamoci anche la vita reale – che a volte reclama il suo spazio – ed abbiamo come risultato la necessaria evoluzione, secondo me definitiva, della comunicazione dei brand: la continuità dell’esperienza.

Questo porta ad un forte miglioramento della relazione tra brand e persone. Concentrandoci sulle interazioni, sugli interessi delle persone e sull’offrire un’esperienza di valore è possibile invertire il comportamento invasivo della pubblicità tradizionale, proponendoci al pubblico in modo interessante e appealing. Non più interruzione, ma continuità.

Molti brand vanno in questa direzione e stanno diventando publisher, non solo come creatori di contenuti ma anche come selezionatori, in pratica aggregatori di quello che potenzialmente può interessare al target.

Chi lo sta già facendo con successo? Pensiamo ad American Express con Open Forum,  The North Face con Never Stop Exploring e – su tutti – il grande lavoro di RedBull con Redbull.com

Un esempio ancora attuale? Snapchat che lancia Discovery. Come tutte le app ed i diversi canali social prima o poi arriva il momento di monetizzare e per fare ciò abbiamo visto che le strade da percorrere sono due: quella facile, con l’inserimento di banner – pre-roll – tempi d’attesa – versioni premium che tendenzialmente disturbano l’esperienza e quella più difficile, come la promozione di contenuti. Sembrano lontani i tempi in cui l’applicazione era conosciuta solo per il sexting, vero?

La nuova feature di Snapchat permette di accedere, tramite una tab dedicata, a contenuti esclusivi di brand come – ad oggi – ESPN, CNN, Vice e Warner Music. Gli utenti potranno guardare ogni giorno video brandizzati e contenuti editoriali creati da artisti, publisher e da una redazione di Snapchat. Seguendo la definizione pubblicata sul blog ufficiale, sarà una sezione piena di foto a schermo intero e video, con un layout accattivante e pubblicità non invasiva.

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In altre parole, un canale alwayson aggiornato in real time costantemente in equilibrio tra contenuti editoriali e branded content, appoggiandosi a media partner come NatGeo, Yahoo, People, Daily Mail, Comedy Central e Cosmopolitan.

Ora, anche in questo caso la regola della continuità dell’esperienza.: sarà sempre più efficace il contenuti che saprà attirare l’attenzione del target senza compromettere l’esperienza, quindi la sfida per i brand sarà quella di concentrarsi sulla qualità del contenuto e sull’esperienza di valore offerta all’utente, capitalizzando al massimo gli investimenti del brand per farsi conoscere e stimolare conversazioni. Conoscete altri esempi rilevanti? Segnalatemeli su Twitter.

 

 

 

Twitter continua a crescere con il lancio dei Video Upload e dei Group DM

Twitter is on fire. Grandi novità da San Francisco, con il lancio di due nuove funzionalità fresche fresche di roll out:

  • Mobile video uploads: la possibilità di caricare video direttamente da mobile
  • Group DM: l’invio di messaggi privati tra un gruppo di utenti

Twitter cerca in questo modo di colmare il divario con i diretti competitor, espandendo le sue feature e migliorando la user experience. La funzionalità video permette di caricare video da 30 secondi, non-looping, che possono essere riprodotti direttamente all’interno della timeline dell’utente.

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Come dichiarato sul sito ufficiale, Twitter descrive la nuova funzionalità in questo modo:

We designed our camera to be simple to use so you can capture and share life’s most interesting moments as they happen. In just a few taps you can add a video to unfolding conversations, share your perspective of a live event, and show your everyday moments instantly, without ever having to leave the app. Viewing and playing videos is just as simple: videos are previewed with a thumbnail and you can play them with just one tap.

Un passo importante nella direzione del comunicare oltre i 140 caratteri, con una gamma di contenuti a disposizione in modo complementare composto da immagini, messaggi, link, gif, video e Vine.

Vine che esce ridimensionato da questo nuovo aggiornamento, collocandosi come una piattaforma legata quasi esclusivamente alla creatività ed inventiva delle persone e dei brand che la utilizzano, per creare contenuti video legati al mondo dell’intrattenimento. in breve, uno dei tanti contenuti condivisibili su Twitter particolarmente riuscito.

Il primo Tweet pubblicato con la nuova funzione nativa video è stato del celebre Neil Patrick Harris, attore americano diventato leggendario nel ruolo di Barney in How i met your mother, che ha lanciato attraverso questo nuovo formato una indiscrezione sulla notte degli Oscar da lui presentata il prossimo 22 febbraio.

I messaggi privati di gruppo permettono ad una persona di creare delle chat tra utenti, lontani dalle timeline pubbliche. Un cambiamento che segue un altro passo in avanti molto importante a livello di interazione, ovvero la possibilità di inviare via DM le immagini.

Come funziona? Gli utenti avranno la possibilità di invitare in una chat provata i loro followers, che a loro volta potranno inserire i propri. Semplice ma potenzialmente molto spammy.. staremo a vedere come verrà utilizzato in pratica questo strumento.

L’opportunità – per le persone e per i brand – che vi ho trovato è quella di permettere agli utenti di approfondire, come in tanti focus group, gli argomenti trattati in un blog post, una trasmissione televisiva o un evento live.

Questa feature potrebbe creare delle dinamiche simili a quelle dei forum e delle – ormai frequenti – sessioni di Q&A sulla piattaforma portandone in un livello privato, controllato, diretto, che sfrutta tutte le potenzialità del mezzo per creare una conversazione tra un gruppo ristretto di followers che condividono una esperienza.

Questi spazi potranno essere utili anche lato caring e customer care, immaginando delle FAQ dinamiche che si aggiornano co il contributo degli utenti e dei brand stessi.

Questa novità credo sia un valore aggiunto importante, che differenzia ulteriormente Twitter dalle altre piattaforme  e crea un discreto vantaggio competitivo. Voi cosa ne pensate? Parliamone su Twitter @ricaputo.

How We Use Social Media – Video infografica illustrata

Nelle presentazioni la parte di scenario è generalmente quella più noiosa, un momento in cui facilmente possiamo perdere l’attenzione dei nostri interlocutori soffermandoci troppo su numeri, statistiche e grafici.

Ciononostante è una delle parti più importanti, perché analizzando i dati con cura e criterio possiamo ricavare insights che ci aiutano a determinare la migliore strategia possibile per raggiungere gli obiettivi insieme al brand.

Come possiamo allora valorizzare questi dati che influenzano le scelte e motivano le proposte? Utilizzando il formato migliore per presentare i dati, come ha fatto Mashable ad esempio per il 5° Social Media Day con questo video illustrato condiviso per presentare quali sono i canali social più utilizzati e qual è il comportamento degli utenti online. Vi consiglio di utilizzare questo contenuto anche come spunto per presentazioni ed articoli.