Creatività Vs malattie mentali: Toby Allen ed i suoi piccoli mostri ci raccontano il malessere

La creatività non è solo un’arma vincente per trovare nuove soluzioni, ma può aiutare a raccontare in modo diverso la causa di un malessere psicofisico.

Un illustratore inglese sta creando una serie molto interessante di disegni con lo scopo di generare awareness sulle malattie mentali, rappresentando e personificando alcuni tra i disordini più diffusi in veri e propri mostri.

L’artista in questione è Toby Allen e la sua opera si chiama Real Monster: una collezione di 24 illustrazioni che spaziano dalla depressione all’ansia, dalla schizofrenia allo stress post traumatico.

I mostri sono accompagnati da una breve descrizione, che ne racconta particolarità e connotazioni caratteriali, in linea con i sintomi dei disturbi mentali reali che rappresentano.

Un’iconografia che ricorda il mondo fantasy, a metà strada tra i giochi di ruolo ed i fumetti, inventata dall’autore per darsi supporto e confrontarsi quotidianamente con l’ansia.

I contenuti sono raccolti in un Tumblr, li potete scoprire qui.

Disegnando le proprie paure e preoccupazioni come piccoli mostri, Toby Allen racconta di aver imparato a convivere con il malessere, alleviando le sensazioni negative che gli impedivano di vivere con serenità.

Dopo aver pubblicato la sua prima creazione su Facebook, il feedback positivo degli utenti lo ha convinto a continuare e a confrontarsi con le altre patologie, dialogando e scambiandosi informazioni con i propri followers.

Dopo aver raccolto le loro esperienze ed averle rielaborate, Toby Allen è riuscito ad arricchire  la sua collezione con vari disturbi, così da contribuire – grazie ai suoi contenuti – a dare visibilità online a delle patologie molto spesso sottovalutate.

Spotify è davvero destinata a scomparire?

Spotify è indubbiamente una delle applicazioni più amate dagli italiani. Tuttavia, questo servizio è anche uno dei più controversi.

Non vi è dubbio che la piattaforma di streaming on-demand musicale abbia rivoluzionato il modo in cui le persone ascoltano le loro canzoni preferite, non solo in mobilità, e che sia riuscito – grazie a 15 milioni di utenti premium – anche a rinnovare un settore costantemente in crisi dopo l’avvento di mp3, peer-to-peer e torrent, diventando in pochi anni leader mondiale.

Non solo numeri importanti, ma anche un impatto non indifferente nell’evoluzione digitale del comportamento delle persone: Spotify è sinonimo di modernità, globalità, connettività e genera tutti i giorni dati potenzialmente molto interessanti sulle abitudini e sui gusti dei numerosi utenti attivi.

Nonostante ciò, qualcosa non torna.

E non si parla di un aspetto marginale, ma dell’elemento fondante: il business model.

Leggevo su Mashable un interessante articolo che evidenziava questo allarmante paradosso: nonostante la sua posizione di leader di mercato, l’azienda non sta generando profitto ed ha triplicato le sue perdite negli ultimi due anni. Inotre, è stata recentemente attaccata da artisti del calibro di Taylor Swift, Jay Z e presto dovrà competere in un mercato sempre più agguerrito, con nuovi player come Mr.Google ed Mrs.Apple.

spotify-app-iphone.jpgQuindi, proviamo ad immaginare quali potranno essere le future mosse di Spotify per evolversi da questa fase di stallo e vincere la sempre più prossima concorrenza.

Video

Per incrementare le revenue, la scelta di lanciare un servizio video e relativi formati adv sembra la più logica. Musica e video lavorano sempre in sinergia ed i contenuti più visiti su Youtube sono spesso videoclip.  Inoltre, potrebbe attrarre più utenti e subscriptions andando a pescare direttamente da Google e Facebook.

L’investimento sarebbe  pesante, dato che per supportare il formato video sono necessarie infrastrutture tecniche molto importanti, ma i possibili guadagni sono troppo invitanti per non provarci.

Differenziarsi

In effetti, il servizio di Spotify non è molto lontano da quello che oggi propongono Deezer ed il meno conosciuto Rhapsody. L’opportunità è quella di migliorare ed incrementare alcuni elementi ad oggi non presenti o penalizzati, come la parte relativaalla playlist, al following, alle radio e agli artisti consigliati. Concentrandosi sulla user experience, come il recente lancio di Running, ottimizzando il servizio con funzioni di ascolto & scoperta (es. Shazaam), di condivisione testi e attività maggiormente social-oriented.

Collaborare con gli artisti

La vicenda che ha coinvolto Taylor Swift ha contribuito a far passare il concetto che Spotify non paga adeguatamente gli artisti. Un colpo basso, che ha coinvolto direttamente  il main target della piattaforma, quello più attivo in mobilità e sui social. Vedere esclusa dalla piattaforma una delle regine del pop mondiale ha mostrato quanto può essere potenzialmente critica una gestione superficiale e non efficace della relazione con gli artisti.

Lavorando in sinergia, anche lato PR, potrebbero nascere delle collaborazioni importanti, che contribuirebbero a posizionare Spotify come leader e – con il tempo – enabler dei nuovi talenti musicali.

Diventare Netflix

“If Spotify wants to rule again, it has to create its own content, like Netflix’s Orange is the New Black”

Ok, “diventare Netflix” è forse eccessivo. Ma probabilmente la strada da percorrere è proprio questa.

Netflix ha fatto un ottimo lavoro studiando per anni i contenuti più apprezzati dalla persone, evolvendosi e producendo direttamente alcune tra le serie TV più seguite. Allo stesso modo, Spotify ha messo a disposizione per anni contenuti di terzi (artisti, amatoriali, case discografiche) e potrebbe capitalizzare questa expertise passando dall’altra parte della barricata, dando vita a nuovi ed accattivanti contenuti originali.

Cosa ne pensate di questo scenario? Spotify adotterà una di queste strategie? Parliamone su Twitter!

Facebook integra WhatsApp: in arrivo il tasto Send

Lo avevamo immaginato tante volte, adesso è finalmente realtà. L’esplosione dell’instant messaging nel mondo ha cambiato il comportamento e le abitudini delle persone: la comunicazione avviene sempre più spesso tramite chat, nei gruppi, ed il flusso dei contenuti  passa sempre di più attraverso questi canali in modo liquido Gli utenti scelgono frequentemente di scambiarsi contenuti e portare avanti conversazioni in modo privato, in un luogo non accessibile a tutti, dove poter interagire one-to-one o con la propria niccha di riferimento, come i colleghi, gli amici del calcetto (come nel mio caso) o i familiari. Ad esempio, guardiamo gli ultimi dati su quanto impatta Whatsapp nella vita quotidiana dei teen italiani: oltre ad essere il  il servizio più utilizzato (86%), per il 42% degli intervistati è addirittura indispensabile (dato Mec e Skuola.net).  Schermata-2015-04-27-alle-18.03.47 Quindi, era solo questione di tempo, prima che il buon Mark Zuckerberg pensasse ad un’integrazione tra Facebook e WhatsApp.

Facebook è il social media per eccellenza e la sua più grande feature è la condivisione, in ogni luogo ed in qualsiasi momento. Perché quindi non fare in modo che le due piattaforme lavorino in sinergia, così da condividere messaggi non solo con la propria community ma anche con i propri amici o gruppi? Dopo il lancio della nuova funzione che permette di effettuare chiamate tramite WhatsApp, Facebook consentirà con un semplice bottone di inviare contenuti e messaggi testuali ai propri contatti e nelle proprie chat presenti nell’applicazione. La news in anteprima arriva dal blog americano Geektime: accanto ai consueti Like, Comment e Share, nella versione test di Facebook mobile per Android è già disponibile il tasto Send. Il nuovo comando, identificato con la celebre icona di WhatsApp, apparirà sotto ogni status update sulla destra, come nella immagine seguente: unnamed-1024x853 (Foto: geektime.com) Questo passaggio è molto importante, perchè è evidente che se le due piattaforme iniziassero a lavorare insieme potrebbero migliorarsi a vicenda, ciascuno sfruttando i punti di forza dell’altro. Il bacino di utenza complessivo che si verrebbe a creare sarebbe impressionante e Mark Zuckerberg, oltre a monopolizzare con il tridente Facebook-Instagram-WhatsApp gran parte delle interazioni online, potrebbe offrire agli investitori una gamma sempre più innovativa e performante di formati adv. L’unico punto aperto riguarda Messenger: Facebook continua ad investire sulla sua applicazione di instant messaging originale, come l’introduzione della video-chiamata presentata recentemente con il video in seguito, e non sembra intenzionata a voler mettere in atto un merge tra le due piattaforme. se continuerà su questa strada dovrà però differenziare il servizio, creando un valore aggiunto per ognuna di esse per non correre il rischio di cannibalizzarsi a vicenda.

Twitter è un canale unico nel suo genere, grazie al comportamento della community

Vi segnalo due chart interessanti di Global Web Index su Twitter, che secondo me aiutano a comprendere bene come funziona e come deve essere valutata questa piattaforma rispetto agli altri canali. Come vedrete, Twitter risulta essere un canale unico nel suo genere, grazie alla particolarità del comportamento dei suoi utenti.

1. Why Twitter’s audience is bigger than you think 

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Generalmente, i social media sono valutati sulla base degli utenti iscritti e di quelli attivi.

Confrontando i dati locali in media le visite uniche sono il 10% in più degli utenti attivi, facendo emergere una caratteristica molto peculiare, ovvero che una larga parte del pubblico visita il website/accede all’applicazione, fruisce dei contenuti, vive un’esperienza senza partecipare attivamente, non intervenendo con interazioni e non pubblicando tweet.

Twitter per molti utenti è un canale passivo, un aggregatore personalizzato di contenuti da guardare e scoprire senza prendere parte alla conversazione.

2. Why Twitter’s “retweet with comment” feature makes sense

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Twitter ha recentemente lanciato una nuova feature che permette agli utenti di effettuare un retweet integrandolo con un commento. Una mossa interessante, perché va incontro al modo in cui le persone interagiscono maggiormente all’interno del canale.

Il Retweet è ormai una azione consolidata, che non significa solo endorsment e reward ma ha assunto un ruolo molto conversazionale, come un invito alla community a parlare di un determinato argomento o di un particolare evento.

Questo invito viene proposto a gruppi sempre nuovi, così da incrementare – grazie agli hashtag – la visibilità della discussione e la partecipazione delle persone, spesso non collegate tra loro.

Tinder loves Instagram: il dating online è sempre più integrato

Tinder ha lanciato un nuovo upgrade che integra Instagram all’interno della piattaforma, permettendo alle persone di navigare direttamente in-app tra i profili dei loro Match.

Ci sono stati tanti miglioramenti in questi mesi, dopo la svolta premium del servizio, che stanno rendendo l’applicazione di dating online sempre più connessa agli altri canali social degli utenti: una evoluzione che nasce dall’abitudine ormai consolidata delle persone, che sempre più spesso inseriscono nella loro descrizione personale – in forma testuale – questi riferimenti con call to action più o meno velate a collegarsi.

L’obiettivo di Tinder è di dare una panoramica sempre più precisa sull’aspetto e sulla personalità degli utenti, facendoli accedere alla rispettiva quotidianità, a ciò che si condivide, a come siamo collegati.

screenshot-2015-04-15-08-05-07Questo comportamento però nasce anche dalla volontà di guadagnare followers su un canale molto competitivo a livello mondiale, dove sono frequenti le interazioni spam (#likeforlike, #followme) di utenti esibizionisti in cerca di visibilità e seguito. Invitare i tinder-addicted a diventare follower è diventato un metodo semplice e tutto sommato discreto per guadagnare velocemente seguaci.

Gli utenti potranno accedere all’interno dell’applicazione agli ultimi 34 contenuti condivisi, con la possibilità di visualizzare i commenti, le interazioni, i mi piace ed eventuali altri dettagli.

Per gli utenti con il profilo privato – Tinder ha pensato proprio a tutto – sarà possibile sbloccarlo esclusivamente per gli utenti dell’applicazione mobile, creando così un ingresso decisamente esclusivo, chiamato Tinder Access, dedicato ai potenziali partner.

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La versione aggiornata di Tinder rivede anche il modo in cui sono utilizzate le informazioni sulle connessioni, permettendo di visualizzare quali contatti sono condivisi direttamente (primo livello) e quali contatti sono condivisi tra gli amici (secondo livello). Una dinamica molto simile a Linkedin, per un contesto decisamente diverso.

Il presidente e co-founder Sean Rad ha sottolineato con queste parole l’obiettivo primario dell’applicazione, ovvero diventare l’enabler delle relazioni e delle conversazioni tra persone che non si conoscono:

“This is the first of many steps to take the recommendations engine to the next level and help you assess the person you’re matching with and start those conversations. If we can provide our users with more relevant information for each connection, we can take them halfway there in terms of getting a conversation going.”

Queste novità saranno accessibili nelle versioni free e premium, già a disposizione su App StoreGoogle Play. Per il lancio è stato realizzato un video decisamente efficace, che mi è piaciuto molto e che condivido con voi in seguito. Commentate con me l’articolo su Twitter, buona visione 😉

 

 

 

Teens e Social Media: una nuova generazione sempre connessa

Ho trovato molto interessante l’ultima analisi del PEW Research Center, che trovate completa a questo link, in cui si dipinge uno scenario molto interessante sul rapporto tra teen ed il mondo digital.

Spesso si tende a banalizzare l’argomento, parlando di sensazioni e punti di vista superficiali: questo studio mi ha colpito proprio per la mole e la profondità di dati, che ci permettono di definire nel dettaglio uno scenario spesso out of focus.

Gli spunti sono diversi, ho provato a riassumere in seguito i più rilevanti, che mettono in luce tutto il potenziale di un target naturalmente predisposto ad interagire, a condividere, a fruire di contenuti online e vivere esperienze sempre nuove, ad ogni ora ed in ogni situazione quotidiana.

  • Il primo punto – probabilmente il più importante – è che nel 2015 ben il 24% dei giovani 13-17 americani ha raggiunto lo stato di “almost constantly online”; questo grazie anche alla diffusione sempre più massiva di smartphone e device domestici connessi con il web.
  • La penetrazione degli smartphone è quota 73%, un numero decisamente alto considerata l’età degli utenti che gli consente un accesso completo – e spesso più genuino – al mondo dell’online
  • Il 92% dei teen accede quotidianamente online ed il 56% lo fa più volte durante il giorno
  • Il possedere uno smartphone è una discriminante fondamentale: il 94% degli utenti che accede da mobile è molto fidelizzato e si collega più volte al giorno attraverso app e mobile browser
  • Interessante anche la differenza tra le varie etnie presenti negli states: il dato degli “almost constantly online” si assesta tra il 34% – 32%, rilevato rispettivamente su Afroamericani ed Ispanici, ed il 19% relativo ai “white teens”. Anche in questo caso la penetrazione mobile svolge un ruolo centrale ed è maggiore in termini percentuali nei primi due casi
  • I canali più utilizzati? Quelli in cui contenuti ed interazioni sono più basic ed immediate: Facebook (71%), Instagram (52%), Snapchat (41%) sono i primi della lista, precedendo Twitter (33%), G+ (33%), Vine (24%) e Tumblr (14%)PI_2015-04-09_teensandtech_02
  • Il comportamento online si differenzia anche tra ragazze e ragazzi: le prime prediligono i canali visual-oriented (come Instagram e Snapchat), mentre i ragazzi preferiscono il lato gaming, accedendo attraverso consolle e gli smartphone stessi

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  • Anche lo status socio-economico può influire nella scelta dei canali: Snapchat e Twitter sono utilizzati nella classe medio-alta, Facebook è più inclusivo.

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Lo scenario USA ci ha sempre permesso di anticipare quello che poi si è sviluppato nel nostro continente: questa esposizione costante dei teen all’online rappresenta una sfida sempre più challenging per tutti i marketer nel breve e nel lungo termine.

Ad oggi, è sempre più difficile catturare l’attenzione dei teen e competere con tutti gli stimoli che possono arrivare da persone e brand, domani invece sarà sempre più difficile coinvolgere le persone, non essere evanescenti e far emergere una comunicazione diretta e genuina all’interno di un universo sempre più complesso di messaggi.

Sempre a proposito di teens, vi segnalo l’nteressante infografica di Millward Brown Digital, focalizzata sui device più utilizzati dalle persone con uno split per generazione, in cui emerge il dato sui più giovani che, sempre di più, vivono esperienze in continuità tra online ed offline, attraverso diversi canali e touchpoint digitali.

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Quale dato vi ha interessato di più? Parliamone su Twitter.

 

Facebook rinnova la versione web di Messenger: un ulteriore passo verso l’integrazione con Whatsapp?

Facebook non ha nessuna intenzione di fermarsi e dopo i grandi annunci di  #F8, raccontate in questo articolo, lancia una piccola grande novità per la sua applicazione di instant messaging: Facebook Messenger.

La piattaforma ha avuto un’evoluzione piuttosto incostante, crescendo negli anni attraverso grandi improvement e piccoli passi falsi. Questo percorso mi ha spesso fatto pensare che nella testa del buon Mark Zuckerberg sia sempre più radicata – e prossima –  l’idea di fare un merge con Whatsapp – acquisita dal 2014 e ad oggi rimasta un po’ ferma a guardare – così da creare un’unica piattaforma di comunicazione istantanea social & mobile based dal potenziale davvero notevole.

Quindi Messenger può davvero rappresentare il contesto ideale per lanciare e testare audaci ed innovative funzionalità che potranno essere in futuro le caratteristiche principali della nuova piattaforma? Penso proprio di si, ed il nuovo miglioramento va in questa direzione.

Facebook ha lanciato una versione web-browser separata, disponibile al sito www.messenger.com, che si presenta al pubblico con una interfaccia molto piacevole ed intuitiva, che ripercorre le linee guida e la user experience dell’applicazione mobile. A differenza di quest’ultima però, l’utilizzo non è forzato e gli utenti potranno decidere di continuare a utilizzare la chat direttamente sul website principale nella sidebar dedicata.

 

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La scelta di non forzare questo passaggio sembra essere determinata dalle diverse critiche innescate in occasione del lancio della ultima release di Facebook Messenger per mobile, che obbligava gli utenti a scaricare ed installare l’applicazione standalone per poter interagire con i propri contatti.

Inoltre, l’idea di cerare una versione web-browser e non un applicativo – come accade ad esempio con Skype e Spotify – è una scelta pensata per andare incontro alle abitudini della persone e credo vada proprio in questa direzione.

Il Project manager ha dichiarato sul blog ufficiale:

“web Messenger is meant only as an additional option that’s free of the distractions of the rest of the Facebook site”

Questo cambiamento si colloca tra le tante novità che stanno trasformando Messenger in un nuovo e funzionale hub di comunicazione tra le persone, in cui è superato il concetto di chat e le persone potranno interagire, condividendo contenuti e sensazioni con gruppi e one-to-one.

Da non sottovalutare anche il lato e-commerce: non dimentichiamo il recente roll out del primo servizio di pagamento peer-to-peer attraverso Facebook e l’apertura agli sviluppatori per creare contenuti premium e servizi. siete d’accordo con questi spunti? Parliamone su Twitter 😉